A vederli tutti insieme, i nuovi numeri dell'economia europea fanno paura. Crescita a in caduta libera, disoccupazione come non si vedeva da anni e deficit ben oltre il limite del 3% nel rapporto con il Pil. In alcuni paesi, come il nostro ad esempio, in modo relativamente limitato, in altri invece completamente fuori controllo. Il tutto con la consapevolezza che lo scenario potrebbe addirittura peggiorare e che la durata della crisi potrebbe anche allungarsi.
La misura della gravità della situazione è stata data dal commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia che, presentando a Bruxelles le sue previsioni economiche straordinarie, ha indicato che il primo semestre del 2009 "sarà la fase peggiore della recessione, quindi nella seconda metà dell'anno dovrebbe esserci una ripresa, anche se modesta e graduale". In questo scenario i pessimi numeri italiani non sono peggiori rispetto a quelli degli altri big di Eurolandia. Forse perché un Paese che in condizioni normali cresce meno degli altri, risente in modo minore degli sbalzi dovuti alla crisi. La crescita del Belpaese nel 2009 comunque sarà fortemente negativa (-2%), in linea con la previsione pubblicata la scorsa settimana da Bankitalia. Per il 2010 si attende una modesta ripresa dello 0,3%. Ma come sempre, non è detto che ciò accada.
Non c'è da stupirsi quindi se il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno infatti si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010.
Ma il vero fardello del Belpaese, sarà ancora una volta il debito pubblico (è già il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%. Inoltre, avverte Bruxelles, potrebbe ulteriormente lievitare nel caso lo Stato si trovi costretto a "ricapitalizzare" qualche banca in crisi. Ma non finisce qui. Quando l'economia va male, sale il tasso di disoccpuazione: in Italia passerà dal 6,7% dello scorso anno all'8,7% del 2010.
A chi chiedeva di dare un consiglio su come regire alla crisi, Almunia ha risposto: "Tremonti sa pefettamente cosa va fatto: si tratta di dare seguito alle misure prese fino ad oggi all'insegna di una adeguata combinazione tra l'esigenza di stimolare l'economia e quella di rimanere prudenti sul fronte dei conti". Insomma, cercare di reagire ma senza creare nuovo deficit e debito.
Ma è tutta la zona euro che quest'anno vivrà una profondissima recessione (-1,9% del Pil), con drammatici picchi in Germania (-2,3%), malissimo anche l'Irlanda (-5%), massacrata dalla crisi finanziaria, male la Spagna (-2%) colpita dalla flessione delle costruzioni, e la Francia (-1,8%). Cifre che si riverberano sul deficit: quest'anno nell'eurozona toccherà il 4% in relazione al Pil, con picchi in Irlanda (11%), Spagna (6,2%) e Francia (5,4%). Per questo Almunia ha annunciato una raffica di procedure per deficit eccessivo, spiegando che il 18 febbraio inoltrerà al consiglio dei ministri delle finanze Ue (Ecofin) una serie di rapporti sulla situazione (anticamera del procedimento).
Ma, rispetto al passato, per non mettere in difficoltà chi sta male le procedure non imporranno risanamenti immediati e non dovrebbero scatenare scontri con i governi. Almunia ha anche indicato di non vedere un rischio deflazione (1% nel 2009 per zona euro, 1,2% per l'Italia) e ha definito irrealistica la possibilità che gli stati messi peggio vadano in default o escano dalla zona euro.
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