da Repubblica.it
GERUSALEMME - Il rabbinato d'Israele ha rotto indefinitamente i rapporti ufficiali con il Vaticano in seguito alla revoca della scomunica del vescovo lefevbriano Richard Williamson, che nega la Shoah. Lo scrive il Jerusalem Post, aggiungendo che il rabbinato ha anche cancellato un incontro fissato a Roma il 2-4 marzo con la Commissione della Santa Sede per i rapporti con gli ebrei. In una lettera indirizzata al presidente della Commissione, cardinale Walter Casper, il direttore generale del rabbinato Oded Weiner scrive che "senza scuse pubbliche e una ritrattazione, sarà difficile continuare il dialogo", si legge sul sito del Jerusalem Post. Secondo una fonte del rabbinato, la lettera è giunta alla stampa israeliana prima di essere ricevuta in Vaticano e ciò potrebbe ulteriormente complicare i rapporti fra il rabbinato e la chiesa cattolica.
mercoledì 28 gennaio 2009
lunedì 19 gennaio 2009
Obama: la vigilia dell'insediamento nel ricordo di Martin Luther King; da domani agenda fitta
Barack Obama, il presidente eletto degli Usa, ha trascorso la vigilia della cerimonia di insediamento ricordando Martin Luther King. Il neo presidente degli Stati Uniti non attenderà molto per mettersi a lavoro: dalla Cnn assicurano che sarà una "ambiziosa prima settimana", in cui Obama inizierà ad affrontare la crisi economica e le questioni di Iraq e Medioriente.
Come ogni terzo lunedì di gennaio, ogni anno, l'America commemora Martin Luther King, pastore attivista e difensore dei diritti del popolo afroamericano ucciso a 39 anni. Ieri Obama ha reso omaggio alla figura di Martin Luther King. “Oggi - ha detto in un comunicato - celebriamo la vita di un predicatore tutti insieme nel luogo dove ancora si odono gli echi del sogno di King”. Già domenica Obama aveva reso omaggio alla memoria del predicatore afroamericano, presso il Lincoln Memorial, luogo dove King, nel 1963 pronunciò il suo celebre discorso "I have a dream". I giornalisti americani, in linea con quanto espresso dalla campagna elettorale del neo presidente, ritengono che oggi King sarebbe al settimo cielo per l'elezione di Obama. Va sottolineato, a tal proposito, che proprio Obama in questi ultimi tempi ha voluto far rivivere l'anima di Martin Luther King nelle coscienze degli statunitensi, evocando il sogno di un'America in grado di rinascere: il paese in cui, se ce n'è la volontà, tutto si può realizzare.
Dopo il concerto seguito da 400 mila persone - al quale hanno partecipato star del calibro di Bono degli U2, Bruce Springsteen e Tom Hanks - Obama ha parlato alla folla dietro cristalli antiproiettile: il suo è stato un messaggio di speranza, nonostante imminenti siano le sfide che vengono dall'economia e dalla politica estera. “Possiamo ottenere qualunque cosa - ha assicurato - non c’è ostacolo che si possa frapporre sul cammino di milioni di voci che chiedono un cambiamento”.
L'agenda del presidente è già fitta di appuntamenti. I temi più caldi non verranno affrontati subito, per non offuscare lo storico insediamento di Obama, in quanto primo presidente afro-americano. Il passaggio del testimone tra Bush e Obama avverrà dopo la passeggiata di rito in cui, il presidente uscente e il neo eletto, percorranno il tragitto tra la Casa Bianca e Capitol Hill. Obama giurerà poi fedeltà alla Costituzione americana, pronunciando le 35 parole di rito dell'art. 2 della stessa carta costituzionale, appoggiando la mano sulla Bibbia che fu del presidente Abraham Lincoln.
Lo staff - secondo fonti interne alla Casa Bianca - sarà a lavoro già dal giorno seguente l'insediamento. Al centro dell'agenda del neo presidente c'è la crisi economica: Obama si incontrerà con i suoi consiglieri economisti, per studiare una strategia che porti all'approvazione da parte del Congresso di un pacchetto di aiuti da 825 miliardi di dollari. Sempre domani Obama incontrerà anche alti ufficiali dell'esercito per discutere della guerra in Iraq e di come portare a termine la promessa di ritirare le truppe statunitensi entro 16 mesi. Inoltre, il neo presidente ed la sua squadra, si occuperanno di anche del conflitto israelo-palestinese. Gli assistenti di Obama assicurano che già in queste ore sta maturando l'ipotesi di spedire Palestina, in settimana, almeno un inviato speciale che affronti i problemi di lungo termine che attanagliano la regione oltre alla crisi scatenatasi a Gaza con l'offensiva israeliana.
Dovrebbero arrivare a breve anche novità circa la guerra al terrorismo: oltre alla chiusura della base militare di Guantanamo, vero e proprio carcere a cielo aperto per presunti terroristi, Obama sta considerando l'idea di vietare l'uso delle torture nei confronti dei sospetti affiliati alle reti terroristiche. Pare siano in fase di studio anche novità in fatto di ambiente: si parla di carburanti ecologici, che naturalmente potrebbero piacere agli ambientalisti ma non all'industria statunitense, messa già a dura prova dalla crisi economica.
Come ogni terzo lunedì di gennaio, ogni anno, l'America commemora Martin Luther King, pastore attivista e difensore dei diritti del popolo afroamericano ucciso a 39 anni. Ieri Obama ha reso omaggio alla figura di Martin Luther King. “Oggi - ha detto in un comunicato - celebriamo la vita di un predicatore tutti insieme nel luogo dove ancora si odono gli echi del sogno di King”. Già domenica Obama aveva reso omaggio alla memoria del predicatore afroamericano, presso il Lincoln Memorial, luogo dove King, nel 1963 pronunciò il suo celebre discorso "I have a dream". I giornalisti americani, in linea con quanto espresso dalla campagna elettorale del neo presidente, ritengono che oggi King sarebbe al settimo cielo per l'elezione di Obama. Va sottolineato, a tal proposito, che proprio Obama in questi ultimi tempi ha voluto far rivivere l'anima di Martin Luther King nelle coscienze degli statunitensi, evocando il sogno di un'America in grado di rinascere: il paese in cui, se ce n'è la volontà, tutto si può realizzare.
Dopo il concerto seguito da 400 mila persone - al quale hanno partecipato star del calibro di Bono degli U2, Bruce Springsteen e Tom Hanks - Obama ha parlato alla folla dietro cristalli antiproiettile: il suo è stato un messaggio di speranza, nonostante imminenti siano le sfide che vengono dall'economia e dalla politica estera. “Possiamo ottenere qualunque cosa - ha assicurato - non c’è ostacolo che si possa frapporre sul cammino di milioni di voci che chiedono un cambiamento”.
L'agenda del presidente è già fitta di appuntamenti. I temi più caldi non verranno affrontati subito, per non offuscare lo storico insediamento di Obama, in quanto primo presidente afro-americano. Il passaggio del testimone tra Bush e Obama avverrà dopo la passeggiata di rito in cui, il presidente uscente e il neo eletto, percorranno il tragitto tra la Casa Bianca e Capitol Hill. Obama giurerà poi fedeltà alla Costituzione americana, pronunciando le 35 parole di rito dell'art. 2 della stessa carta costituzionale, appoggiando la mano sulla Bibbia che fu del presidente Abraham Lincoln.
Lo staff - secondo fonti interne alla Casa Bianca - sarà a lavoro già dal giorno seguente l'insediamento. Al centro dell'agenda del neo presidente c'è la crisi economica: Obama si incontrerà con i suoi consiglieri economisti, per studiare una strategia che porti all'approvazione da parte del Congresso di un pacchetto di aiuti da 825 miliardi di dollari. Sempre domani Obama incontrerà anche alti ufficiali dell'esercito per discutere della guerra in Iraq e di come portare a termine la promessa di ritirare le truppe statunitensi entro 16 mesi. Inoltre, il neo presidente ed la sua squadra, si occuperanno di anche del conflitto israelo-palestinese. Gli assistenti di Obama assicurano che già in queste ore sta maturando l'ipotesi di spedire Palestina, in settimana, almeno un inviato speciale che affronti i problemi di lungo termine che attanagliano la regione oltre alla crisi scatenatasi a Gaza con l'offensiva israeliana.
Dovrebbero arrivare a breve anche novità circa la guerra al terrorismo: oltre alla chiusura della base militare di Guantanamo, vero e proprio carcere a cielo aperto per presunti terroristi, Obama sta considerando l'idea di vietare l'uso delle torture nei confronti dei sospetti affiliati alle reti terroristiche. Pare siano in fase di studio anche novità in fatto di ambiente: si parla di carburanti ecologici, che naturalmente potrebbero piacere agli ambientalisti ma non all'industria statunitense, messa già a dura prova dalla crisi economica.
CRISI: ITALIA, PIL -2% E DEFICIT AL 3,8%.
A vederli tutti insieme, i nuovi numeri dell'economia europea fanno paura. Crescita a in caduta libera, disoccupazione come non si vedeva da anni e deficit ben oltre il limite del 3% nel rapporto con il Pil. In alcuni paesi, come il nostro ad esempio, in modo relativamente limitato, in altri invece completamente fuori controllo. Il tutto con la consapevolezza che lo scenario potrebbe addirittura peggiorare e che la durata della crisi potrebbe anche allungarsi.
La misura della gravità della situazione è stata data dal commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia che, presentando a Bruxelles le sue previsioni economiche straordinarie, ha indicato che il primo semestre del 2009 "sarà la fase peggiore della recessione, quindi nella seconda metà dell'anno dovrebbe esserci una ripresa, anche se modesta e graduale". In questo scenario i pessimi numeri italiani non sono peggiori rispetto a quelli degli altri big di Eurolandia. Forse perché un Paese che in condizioni normali cresce meno degli altri, risente in modo minore degli sbalzi dovuti alla crisi. La crescita del Belpaese nel 2009 comunque sarà fortemente negativa (-2%), in linea con la previsione pubblicata la scorsa settimana da Bankitalia. Per il 2010 si attende una modesta ripresa dello 0,3%. Ma come sempre, non è detto che ciò accada.
Non c'è da stupirsi quindi se il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno infatti si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010.
Ma il vero fardello del Belpaese, sarà ancora una volta il debito pubblico (è già il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%. Inoltre, avverte Bruxelles, potrebbe ulteriormente lievitare nel caso lo Stato si trovi costretto a "ricapitalizzare" qualche banca in crisi. Ma non finisce qui. Quando l'economia va male, sale il tasso di disoccpuazione: in Italia passerà dal 6,7% dello scorso anno all'8,7% del 2010.
A chi chiedeva di dare un consiglio su come regire alla crisi, Almunia ha risposto: "Tremonti sa pefettamente cosa va fatto: si tratta di dare seguito alle misure prese fino ad oggi all'insegna di una adeguata combinazione tra l'esigenza di stimolare l'economia e quella di rimanere prudenti sul fronte dei conti". Insomma, cercare di reagire ma senza creare nuovo deficit e debito.
Ma è tutta la zona euro che quest'anno vivrà una profondissima recessione (-1,9% del Pil), con drammatici picchi in Germania (-2,3%), malissimo anche l'Irlanda (-5%), massacrata dalla crisi finanziaria, male la Spagna (-2%) colpita dalla flessione delle costruzioni, e la Francia (-1,8%). Cifre che si riverberano sul deficit: quest'anno nell'eurozona toccherà il 4% in relazione al Pil, con picchi in Irlanda (11%), Spagna (6,2%) e Francia (5,4%). Per questo Almunia ha annunciato una raffica di procedure per deficit eccessivo, spiegando che il 18 febbraio inoltrerà al consiglio dei ministri delle finanze Ue (Ecofin) una serie di rapporti sulla situazione (anticamera del procedimento).
Ma, rispetto al passato, per non mettere in difficoltà chi sta male le procedure non imporranno risanamenti immediati e non dovrebbero scatenare scontri con i governi. Almunia ha anche indicato di non vedere un rischio deflazione (1% nel 2009 per zona euro, 1,2% per l'Italia) e ha definito irrealistica la possibilità che gli stati messi peggio vadano in default o escano dalla zona euro.
La misura della gravità della situazione è stata data dal commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia che, presentando a Bruxelles le sue previsioni economiche straordinarie, ha indicato che il primo semestre del 2009 "sarà la fase peggiore della recessione, quindi nella seconda metà dell'anno dovrebbe esserci una ripresa, anche se modesta e graduale". In questo scenario i pessimi numeri italiani non sono peggiori rispetto a quelli degli altri big di Eurolandia. Forse perché un Paese che in condizioni normali cresce meno degli altri, risente in modo minore degli sbalzi dovuti alla crisi. La crescita del Belpaese nel 2009 comunque sarà fortemente negativa (-2%), in linea con la previsione pubblicata la scorsa settimana da Bankitalia. Per il 2010 si attende una modesta ripresa dello 0,3%. Ma come sempre, non è detto che ciò accada.
Non c'è da stupirsi quindi se il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno infatti si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010.
Ma il vero fardello del Belpaese, sarà ancora una volta il debito pubblico (è già il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%. Inoltre, avverte Bruxelles, potrebbe ulteriormente lievitare nel caso lo Stato si trovi costretto a "ricapitalizzare" qualche banca in crisi. Ma non finisce qui. Quando l'economia va male, sale il tasso di disoccpuazione: in Italia passerà dal 6,7% dello scorso anno all'8,7% del 2010.
A chi chiedeva di dare un consiglio su come regire alla crisi, Almunia ha risposto: "Tremonti sa pefettamente cosa va fatto: si tratta di dare seguito alle misure prese fino ad oggi all'insegna di una adeguata combinazione tra l'esigenza di stimolare l'economia e quella di rimanere prudenti sul fronte dei conti". Insomma, cercare di reagire ma senza creare nuovo deficit e debito.
Ma è tutta la zona euro che quest'anno vivrà una profondissima recessione (-1,9% del Pil), con drammatici picchi in Germania (-2,3%), malissimo anche l'Irlanda (-5%), massacrata dalla crisi finanziaria, male la Spagna (-2%) colpita dalla flessione delle costruzioni, e la Francia (-1,8%). Cifre che si riverberano sul deficit: quest'anno nell'eurozona toccherà il 4% in relazione al Pil, con picchi in Irlanda (11%), Spagna (6,2%) e Francia (5,4%). Per questo Almunia ha annunciato una raffica di procedure per deficit eccessivo, spiegando che il 18 febbraio inoltrerà al consiglio dei ministri delle finanze Ue (Ecofin) una serie di rapporti sulla situazione (anticamera del procedimento).
Ma, rispetto al passato, per non mettere in difficoltà chi sta male le procedure non imporranno risanamenti immediati e non dovrebbero scatenare scontri con i governi. Almunia ha anche indicato di non vedere un rischio deflazione (1% nel 2009 per zona euro, 1,2% per l'Italia) e ha definito irrealistica la possibilità che gli stati messi peggio vadano in default o escano dalla zona euro.
Alitalia: scioperi e tratte costose per i passeggeri; il caso Air Italy
La nuova stagione di Alitalia è iniziata tra scioperi e biglietti costosissimi per i passeggeri a causa dell'assenza di concorrenti sulle tratte nazionali. Milano Linate - Roma è la linea più cara del mondo.
Neanche una settimana e la nuova Alitalia ha già subito il primo sciopero ufficiale. Quattro ore di protesta indette da Sdl, sindacato rappresentanto in larga parte tra gli assistenti di volo e il personale di terra. Lo sciopero ha causato ritardi e la cancellazione di 4 voli, secondo la compagnia. Secondo l'organizzazione sindacale sarebbero 30 invece.
Sdl ha annunciato un nuovo sciopero di 24 ore, che andrà a sommarsi ai problemi aperti dall'ormai ricostituito monopolio della compagnia di bandiera sui celi nazionali. Già perchè, come abbiamo già avuto modo di spiegare, Air France-Klm, compagnia franco-olandese, si è fusa con Air One e partecipa al 25% della nuova Alitalia - Cai. Inoltre il Governo ha bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Secondo le prime stime riportate dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, la tratta Milano Linate - Roma è oggi la più cara del mondo. Chi ora vuole comprare un biglietto per domani (giorno infrasettimanale) per volare da Roma a Linate sul sito Alitalia trova biglietti solo a 325,50 euro (solo andata). Se si vuole risparmiare il sito invita a cercare una tariffa vantaggiosa a 240 euro. Ma per trovare un prezzo ridotto (come ad esempio: 85,30 euro solo l'andata) bisogna volare il sabato.
Come dicevamo nei giorni scorsi, Alitalia - Cai ha assorbito l'attività dell'ex concorrente Air One e ha ridotto nel complesso i voli di oltre il 30% rispetto a quelli di entrambe le due compagnie del gennaio 2008. Ma, secondo Il Sole 24 Ore "non ha lasciato liberi gli spazi per atterrare e decollare negli aeroporti, i preziosi slot (le "fessure" o bande orarie) che, soprattutto a Linate, sono ricercatissimi dalle aviolinee".
Intanto è esploso il caso Air Italy. Le autorità dell'aviazione civile hanno vietato i voli della piccola compagnia che, al ridosso del periodo natalizio, ha ottenuto un'autorizzazione provvisoria a Linate. Fino a pochi giorni fa, dunque, Air Italy ha offerto voli tra Linate e Bari o Napoli, a un prezzo limite di 120 euro a tratta. Una tariffa media di 57 euro, secondo la compagnia. Dal 12 gennaio Air Italy non può più volare da Linate, perché - secondo il coordinatore degli slot, Assoclearance - gli slot servono alla Cai, nonostante questa abbia taglaito i voli. La piccola Air Italy ha fatto ricorso al Tar per tornare a Linate, con l'appoggio della Gesac, società che gestisce l'aeroporto internazionale di Capodichino (Napoli). Secondo quanto riportato sempre da Il Sole 24 Ore "Air Italy, guidata dal comandante Giuseppe Gentile (ex Air Europe), annuncia di aver chiesto da due anni all'Enac di poter volare tra Linate e Roma e si impegna a garantire un prezzo massimo di 120 euro a tratta, con l'attuale prezzo del carburante. Ma il permesso di volare non è mai arrivato".
Neanche una settimana e la nuova Alitalia ha già subito il primo sciopero ufficiale. Quattro ore di protesta indette da Sdl, sindacato rappresentanto in larga parte tra gli assistenti di volo e il personale di terra. Lo sciopero ha causato ritardi e la cancellazione di 4 voli, secondo la compagnia. Secondo l'organizzazione sindacale sarebbero 30 invece.
Sdl ha annunciato un nuovo sciopero di 24 ore, che andrà a sommarsi ai problemi aperti dall'ormai ricostituito monopolio della compagnia di bandiera sui celi nazionali. Già perchè, come abbiamo già avuto modo di spiegare, Air France-Klm, compagnia franco-olandese, si è fusa con Air One e partecipa al 25% della nuova Alitalia - Cai. Inoltre il Governo ha bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Secondo le prime stime riportate dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, la tratta Milano Linate - Roma è oggi la più cara del mondo. Chi ora vuole comprare un biglietto per domani (giorno infrasettimanale) per volare da Roma a Linate sul sito Alitalia trova biglietti solo a 325,50 euro (solo andata). Se si vuole risparmiare il sito invita a cercare una tariffa vantaggiosa a 240 euro. Ma per trovare un prezzo ridotto (come ad esempio: 85,30 euro solo l'andata) bisogna volare il sabato.
Come dicevamo nei giorni scorsi, Alitalia - Cai ha assorbito l'attività dell'ex concorrente Air One e ha ridotto nel complesso i voli di oltre il 30% rispetto a quelli di entrambe le due compagnie del gennaio 2008. Ma, secondo Il Sole 24 Ore "non ha lasciato liberi gli spazi per atterrare e decollare negli aeroporti, i preziosi slot (le "fessure" o bande orarie) che, soprattutto a Linate, sono ricercatissimi dalle aviolinee".
Intanto è esploso il caso Air Italy. Le autorità dell'aviazione civile hanno vietato i voli della piccola compagnia che, al ridosso del periodo natalizio, ha ottenuto un'autorizzazione provvisoria a Linate. Fino a pochi giorni fa, dunque, Air Italy ha offerto voli tra Linate e Bari o Napoli, a un prezzo limite di 120 euro a tratta. Una tariffa media di 57 euro, secondo la compagnia. Dal 12 gennaio Air Italy non può più volare da Linate, perché - secondo il coordinatore degli slot, Assoclearance - gli slot servono alla Cai, nonostante questa abbia taglaito i voli. La piccola Air Italy ha fatto ricorso al Tar per tornare a Linate, con l'appoggio della Gesac, società che gestisce l'aeroporto internazionale di Capodichino (Napoli). Secondo quanto riportato sempre da Il Sole 24 Ore "Air Italy, guidata dal comandante Giuseppe Gentile (ex Air Europe), annuncia di aver chiesto da due anni all'Enac di poter volare tra Linate e Roma e si impegna a garantire un prezzo massimo di 120 euro a tratta, con l'attuale prezzo del carburante. Ma il permesso di volare non è mai arrivato".
domenica 18 gennaio 2009
Gaza, Hamas annuncia la tregua, Israele inizia il ritiro dei carri
Hamas ha annunciato la tregua immediata dei suoi militanti e dei gruppi alleati a Gaza, dando a Israele, una settimana di tempo per ritirare le truppe dalla Striscia. Ieri Israele aveva annunciato unilateralmente il "cessate il fuoco".
Secondo l'agenzia Reuters, una fonte militare israeliana avrebbe fatto sapere che sono già in atto operazioni di ritiro delle truppe dal territorio della Striscia di Gaza. "Posso confermare che un graduale ritiro delle nostre forze è già in corso", ha detto la fonte, senza aggiungere ulteriori dettagli.
Un esponente di Hamas, dopo aver annunciato la tregua dal Cairo, ha fatto sapere che il governo palestinese ha chiesto anche l'apertura dei confini di Gaza, affinchè gli aiuti necessari.
L'offensiva israeliana, durata 22 giorni, ha provocato la morte di oltre 1.300 palestinesi (di questi 700 sono civili). Secondo Israele tra le vittime ci sarebbero centinaia di uomini armati. Sul versante ebraico, sono stati uccisi dieci soldati e tre civili.
Dopo il "cessate il fuoco" circa 17 razzi hanno colpito la parte meridionale di Israele. Erano le 2 del mattino ora locale. Israele ha risposto con due attacchi contro i siti dai quali sono stati lanciati i razzi. Il contrattacco ha però colpito medici e civili palestinesi.
Dopo l'inizio del "cessate-il-fuoco" annunciato da parte di Israele, i palestinesi hanno iniziato a constatare i danni subiti dagli edifici e i morti. Il governo di Israele afferma di aver cercato di evitare di colpire i non militanti, ma ha aggiunto che purtroppo Hamas opera in zone densamente popolate.
A Beit Lahiya, città settentrionale della Striscia di Gaza, appena iniziato "cessate-il-fuoco", le ambulanze palestinesi hanno raccolto oltre 95 cadaveri, la maggior parte dei quali di guerriglieri, che giacevano sotto le macerie o in aree aperte, secondo quanto riferito dalla polizia di Hamas e dai funzionari medici.
"Se questo "cessate-il-fuoco" terrà, e credo che ciò succederà, vedrete i valichi aprirsi a enormi quantità di aiuti umanitari", ha detto il portavoce di Olmert, Mark Regev, all'emittente tv Sky News.
A Sharm el-Sheikh si sono incontrati i leader di Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Germania, Italia, Giordania, Spagna e Turchia insieme al segretario generale dell'Onu. Obiettivo del summit: coordinare la politica nell'ambito della crisi. I leader si sono dati appuntamento per sostenere il piano egiziano che cerca di trasformare un debole cessate-il-fuoco in un solido accordo che porti al ritiro definitivo di Israele.
Secondo l'agenzia Reuters, una fonte militare israeliana avrebbe fatto sapere che sono già in atto operazioni di ritiro delle truppe dal territorio della Striscia di Gaza. "Posso confermare che un graduale ritiro delle nostre forze è già in corso", ha detto la fonte, senza aggiungere ulteriori dettagli.
Un esponente di Hamas, dopo aver annunciato la tregua dal Cairo, ha fatto sapere che il governo palestinese ha chiesto anche l'apertura dei confini di Gaza, affinchè gli aiuti necessari.
L'offensiva israeliana, durata 22 giorni, ha provocato la morte di oltre 1.300 palestinesi (di questi 700 sono civili). Secondo Israele tra le vittime ci sarebbero centinaia di uomini armati. Sul versante ebraico, sono stati uccisi dieci soldati e tre civili.
Dopo il "cessate il fuoco" circa 17 razzi hanno colpito la parte meridionale di Israele. Erano le 2 del mattino ora locale. Israele ha risposto con due attacchi contro i siti dai quali sono stati lanciati i razzi. Il contrattacco ha però colpito medici e civili palestinesi.
Dopo l'inizio del "cessate-il-fuoco" annunciato da parte di Israele, i palestinesi hanno iniziato a constatare i danni subiti dagli edifici e i morti. Il governo di Israele afferma di aver cercato di evitare di colpire i non militanti, ma ha aggiunto che purtroppo Hamas opera in zone densamente popolate.
A Beit Lahiya, città settentrionale della Striscia di Gaza, appena iniziato "cessate-il-fuoco", le ambulanze palestinesi hanno raccolto oltre 95 cadaveri, la maggior parte dei quali di guerriglieri, che giacevano sotto le macerie o in aree aperte, secondo quanto riferito dalla polizia di Hamas e dai funzionari medici.
"Se questo "cessate-il-fuoco" terrà, e credo che ciò succederà, vedrete i valichi aprirsi a enormi quantità di aiuti umanitari", ha detto il portavoce di Olmert, Mark Regev, all'emittente tv Sky News.
A Sharm el-Sheikh si sono incontrati i leader di Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Germania, Italia, Giordania, Spagna e Turchia insieme al segretario generale dell'Onu. Obiettivo del summit: coordinare la politica nell'ambito della crisi. I leader si sono dati appuntamento per sostenere il piano egiziano che cerca di trasformare un debole cessate-il-fuoco in un solido accordo che porti al ritiro definitivo di Israele.
Colpita missione Onu per i rifugiati
Israele intensifica l'attacco su Gaza City: questa notte nuovi raid hanno colpito le città di Gaza, Khan Yunis e Rafah. Ieri mattina è stata colpita due volte la sede dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che si occupa dei profughi palestinesi, con tre dipendenti che sono rimasti feriti. L'episodio è avvenuto proprio nel giorno della missione del segretario generale delle Nazioni Unite in Israele. Il ministro della Difesa, Barak si è scusato per l'incidente, ha riferito lo stesso Ban Ki-moon che, a quanto riferisce la radio militare israeliana, si è detto convinto che il cessate il fuoco sia vicino. E anche il Parlamento europeo ha approvato all'unanimità una risoluzione comune firmata da tutti i gruppi politici in cui si chiede un cessate il fuoco immediato a Gaza, in accordo con la risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dell'8 gennaio. A fare le spese di questa offensiva, come dimostra l'episodio dell'agenzia Onu, sono anche parti terze al conflitto. È stato colpito infatti l'edificio «Al Shuruq», che ospita numerosi giornalisti di testate arabe e internazionali, dove due cameramen sono rimasti feriti. L'edificio è sede, tra gli altri, anche degli uffici dell'agenzia Reuters, delle emittenti Fox, Sky ed Rtl e di media arabi come al Arabiya ed Mbc. Colpiti dall'artiglieria israeliana anche la sede centrale della Mezza Luna Rossa e il vicino ospedale in Tell al Hawa, nel cuore di Gaza City. Secondo fonti dell'ospedale all'interno della struttura medica ci sarebbero 500 degenti. Una nave greca con a bordo 21 attivisti provenienti da diversi paesi e diretta verso la Striscia di Gaza è stata intercettata nella notte dalla marina israeliana e costretta a tornare indietro. Le navi militari dello stato ebraico hanno minacciato di aprire il fuoco contro l'imbarcazione greca se si fosse rifiutata di rinunciare al suo intento. Dal lancio dell'offensiva israeliana contro la Striscia, il 27 dicembre scorso, il bilancio delle vittime in territorio palestinese è di 1.038 morti e oltre 4.850 feriti.
venerdì 16 gennaio 2009
Alitalia, quanto ci costi! Forse valeva la pena investire sul progetto originario di Prodi
La vicenda Alitalia sembra essersi conclusa, ma con molte perplessità. Forse le cose potevano andare diversamente. Alla luce dei fatti, per fare qualcosa in più, rispetto a quanto prodotto dal Governo in carica, ci voleva davvero poco. La trattativa Alitalia si ripercuoterà sui cittadini italiani, che pagheranno i debiti della Bad Company, e su chi utilizzerà il servizio aereo nazionale, poiché l’operazione ha definitivamente eliminato la concorrenza.
Il Sole 24 Ore e MicroMega sono senza dubbio due organi di stampa agli antipodi, ma in questi giorni hanno riportato in maniera obiettiva quanto accaduto nella vicenda Alitalia. Tanto da arrivare entrambi alla conclusione che la trattativa originaria, iniziata dal Governo Prodi era di gran lunga migliore. Infatti con il Professore, Air France avrebbe acquistato il 100% dell’azienda, debiti compresi. Avrebbe versato un miliardo di capitale, non lasciando passività agli azionisti e allo Stato, tranne il concorso pubblico per coprire 2.120 esuberi. Si, proprio così! Gli esuberi neanche un anno fa erano 2.120. In quel periodo Berlusconi definì l’offerta offensiva perché avrebbe ridimensionato Malpensa e limitato i voli intercontinentali diretti.
L’intera campagna elettorale del Pdl è stata incentrata su Alitalia e su una fantomatica cordata di imprenditori pronti a salvare l’azienda. Berlusconi però oggi fa del tutto per nascondere la realtà dei fatti. Se l’offerta fatta a Prodi era offensiva, quella di oggi è di gran lunga oltraggiosa. La nuova compagnia ha meno rotte e solo 13 sono intercontinentali. Solo tre di queste incidono sull’aeroporto di Malpensa, che per giunta risulta notevolmente ridimensionato rispetto al progetto originale. La compagnia farà un numero di voli inferiore del 30 % a quello di Alitalia e AirOne. La flotta aerea verrà ridotta a 148 aerei, 90 in meno di quelli di Alitalia e AirOne. Dulcis in fundo, grazie alla fusione tra Air One - Air France, non ci sarà concorrenza e la nuova compagnia avrà il monopolio su molte rotte nazionali. Come se non bastasse il Governo ha persino bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Ma non è finita. Dopo le discutibili scelte del Governo Berlusconi, Alitalia registra 3,2 miliardi di debiti. Solo un miliardo sarà ripagato dall’offerta CAI. Gli altri sono a carico dei contribuenti. Inoltre l’operazione ha fatto aumentare gli esuberi, che sono giunti a 9 mila, quasi il quadruplo di quelli dichiarati. La cassa integrazione supererà i sette anni, quindi si prevede un altro miliardo di costi per lo Stato, quindi sempre a carico dei contribuenti.
La Francia e gli imprenditori francesi ringraziano Berlusconi. C’è il rischio che i componenti della cordata CAI, avendo preso Alitalia in saldo, sgravata dai debiti che saranno pagati dai cittadini, potranno rivendere la loro parte ad Air France, che a sua volta avrà un compagnia risanata a un prezzo più vantaggioso rispetto al progetto Prodi.
Il Governo, anche in questa situazione, ha fatto del tutto per scatenare una campagna mediatica contro la Cgil e i sindacati confederati. Le sigle sindacali sono innumerevoli all’interno di Alitalia, ma i sindacati confederati sono rappresentanti in minima parte. I sindacati, soprattutto quelli non confederati, dovrebbero spiegare a cittadini e lavoratori i motivi per cui hanno rifiutato un’offerta vantaggio e poi si sono ritrovati a dover accettare per forza questa catastrofe.
Il Sole 24 Ore e MicroMega sono senza dubbio due organi di stampa agli antipodi, ma in questi giorni hanno riportato in maniera obiettiva quanto accaduto nella vicenda Alitalia. Tanto da arrivare entrambi alla conclusione che la trattativa originaria, iniziata dal Governo Prodi era di gran lunga migliore. Infatti con il Professore, Air France avrebbe acquistato il 100% dell’azienda, debiti compresi. Avrebbe versato un miliardo di capitale, non lasciando passività agli azionisti e allo Stato, tranne il concorso pubblico per coprire 2.120 esuberi. Si, proprio così! Gli esuberi neanche un anno fa erano 2.120. In quel periodo Berlusconi definì l’offerta offensiva perché avrebbe ridimensionato Malpensa e limitato i voli intercontinentali diretti.
L’intera campagna elettorale del Pdl è stata incentrata su Alitalia e su una fantomatica cordata di imprenditori pronti a salvare l’azienda. Berlusconi però oggi fa del tutto per nascondere la realtà dei fatti. Se l’offerta fatta a Prodi era offensiva, quella di oggi è di gran lunga oltraggiosa. La nuova compagnia ha meno rotte e solo 13 sono intercontinentali. Solo tre di queste incidono sull’aeroporto di Malpensa, che per giunta risulta notevolmente ridimensionato rispetto al progetto originale. La compagnia farà un numero di voli inferiore del 30 % a quello di Alitalia e AirOne. La flotta aerea verrà ridotta a 148 aerei, 90 in meno di quelli di Alitalia e AirOne. Dulcis in fundo, grazie alla fusione tra Air One - Air France, non ci sarà concorrenza e la nuova compagnia avrà il monopolio su molte rotte nazionali. Come se non bastasse il Governo ha persino bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Ma non è finita. Dopo le discutibili scelte del Governo Berlusconi, Alitalia registra 3,2 miliardi di debiti. Solo un miliardo sarà ripagato dall’offerta CAI. Gli altri sono a carico dei contribuenti. Inoltre l’operazione ha fatto aumentare gli esuberi, che sono giunti a 9 mila, quasi il quadruplo di quelli dichiarati. La cassa integrazione supererà i sette anni, quindi si prevede un altro miliardo di costi per lo Stato, quindi sempre a carico dei contribuenti.
La Francia e gli imprenditori francesi ringraziano Berlusconi. C’è il rischio che i componenti della cordata CAI, avendo preso Alitalia in saldo, sgravata dai debiti che saranno pagati dai cittadini, potranno rivendere la loro parte ad Air France, che a sua volta avrà un compagnia risanata a un prezzo più vantaggioso rispetto al progetto Prodi.
Il Governo, anche in questa situazione, ha fatto del tutto per scatenare una campagna mediatica contro la Cgil e i sindacati confederati. Le sigle sindacali sono innumerevoli all’interno di Alitalia, ma i sindacati confederati sono rappresentanti in minima parte. I sindacati, soprattutto quelli non confederati, dovrebbero spiegare a cittadini e lavoratori i motivi per cui hanno rifiutato un’offerta vantaggio e poi si sono ritrovati a dover accettare per forza questa catastrofe.
giovedì 15 gennaio 2009
Morti bianche: più di trenta incidenti dal 1 gennaio; parte il processo Thyssenkrupp
Dall’inizio dell’anno sono state registrate più di 30 morti bianche: in media più di due vittime al giorno nel nostro Paese. Intanto oggi è partito il processo Thyssenkrupp.
Non è trascorso neanche un anno dalle elezioni politiche 2008, ma l’argomento della sicurezza sui luoghi di lavoro sembra appartenere al passato. Il bombardamento mediatico al quale siamo stati sottoposti sotto campagna elettorale circa le morti bianche sembra essersi dissolto. Sono 35 le vittime registrate in questi primi giorni del 2009. Una media impressionante con incidenti che si verificano in tutta Italia: gli ultimi sono stati registrati nel leccese, in Sicilia, a Udine, Torino e Trieste.
Intanto, dopo le udienze preliminari, si è aperto oggi in Corte d'Assise di Torino il processo per il rogo della Thyssenkrupp costato la vita a sette operai. L'udienza è stata aggiornata al 22 gennaio. Sul banco degli imputati c’è l’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, Harald Espenhahn, e altri cinque dirigenti, oltre all’azienda in qualità di persona giuridica. A quanto pare l’accusa più grave è quella mossa nei confronti di Espenhahn, che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ la prima volta che, in un processo per incidenti sul lavoro, viene contestata un’accusa del genere. Espenhahn rischia 21 anni di carcere. Agli altri cinque imputati sono contestati l’omicidio colposo, aggravato dalla consapevolezza dell’evento, e la rimozione volontaria di cautele antinfortunistiche.
Stamani 54 operai della ThyssenKrupp hanno chiesto di aggiungersi alle parti civili nel processo in corso. La Corte d'Assise di Torino, dopo una lunga camera di consiglio, ha deciso di accogliere le numerose richieste presentate da emittenti tv.
Non è trascorso neanche un anno dalle elezioni politiche 2008, ma l’argomento della sicurezza sui luoghi di lavoro sembra appartenere al passato. Il bombardamento mediatico al quale siamo stati sottoposti sotto campagna elettorale circa le morti bianche sembra essersi dissolto. Sono 35 le vittime registrate in questi primi giorni del 2009. Una media impressionante con incidenti che si verificano in tutta Italia: gli ultimi sono stati registrati nel leccese, in Sicilia, a Udine, Torino e Trieste.
Intanto, dopo le udienze preliminari, si è aperto oggi in Corte d'Assise di Torino il processo per il rogo della Thyssenkrupp costato la vita a sette operai. L'udienza è stata aggiornata al 22 gennaio. Sul banco degli imputati c’è l’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, Harald Espenhahn, e altri cinque dirigenti, oltre all’azienda in qualità di persona giuridica. A quanto pare l’accusa più grave è quella mossa nei confronti di Espenhahn, che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ la prima volta che, in un processo per incidenti sul lavoro, viene contestata un’accusa del genere. Espenhahn rischia 21 anni di carcere. Agli altri cinque imputati sono contestati l’omicidio colposo, aggravato dalla consapevolezza dell’evento, e la rimozione volontaria di cautele antinfortunistiche.
Stamani 54 operai della ThyssenKrupp hanno chiesto di aggiungersi alle parti civili nel processo in corso. La Corte d'Assise di Torino, dopo una lunga camera di consiglio, ha deciso di accogliere le numerose richieste presentate da emittenti tv.
mercoledì 14 gennaio 2009
Il Dramma di Gaza
Ancora morti e ancora bombe nel vicino Oriente. Anche questa notte sono 70 i palesinesi morti negli scontri, mentre dal Libano sono piovuti su Israle tre razzi Katiuscia che per fortuna non hanno provocato danni seri a cose o persone perché lanciati su una zona non abitata. Ma la situazione resta incandescente e la crisi umanitaria drammatica. Sono 975 i morti, di cui quasi 300 bambini. La popolazione civile è inoltre impossibilitata a lasciare la Striscia di Gaza perché le frontiere dei paesi confinanti si fanno sempre più controllate. Nessuno infatti desidera nuovi profughi palestinesi sul proprio suolo poiché quasi certamente e visti i tempi che richiederà il processo di Pace, da ospiti i profughi si trasformerebbero presto in un problema sociale permanente. Ma nessuno sembra intenzionato ad una tregua: né Israele né Hamas. Vedremo oggi a cosa porterà la visita ufficiale del capo delle nazioni unite Ban Ki Moon. Ma la popolazione della Striscia sembra sempre di più schiacciata tra l'incudine e il martello.
Brunetta, ancora contro i lavoratori della PA; le reazioni di politica e sindacati
Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione, fa appello indica i dipendenti pubblici e dice: “devono risollevare il Paese dalla crisi”. Da Roccaraso (L’Aquila) ai giornalisti del Corriere della Sera, ha detto: “Se uno oggi fa il professore, il burocrate, l’impiegato al catasto, si vergogna. Se fa il tornitore della Ferrari no”. “Adesso che siamo in una crisi globale - sottolinea - c'è questa grande occasione: dobbiamo instillare il senso di responsabilità con un bastone. E la carota è l'orgoglio”. La reputazione dei dipendenti pubblici, per mesi, è stata screditata e gettata in pasto all’opinione pubblica, grazie alle scelte e alle prese di posizione di Brunetta. Il ministro ora però è arrivato a considerare i lavoratori pubblici dei privilegiati poichè, diversamente dai lavoratori del privato, “non temono la cassa integrazione” poiché “hanno un lavoro fisso”.”Se c’è questo privilegio – ha detto - sono loro che devono tirare fuori l’Italia della crisi”. Roberto Cotroneo, dalle pagine de L’Unità commenta: “Negli ultimi anni il pubblico impiego è quello che ha visto maggiormente diminuire il suo potere di acquisto”. Una recessione iniziata prima del passaggio lira-euro. “I docenti italiani – dice il giornalista - forse Brunetta non lo sa, non si vergognano affatto di dire ai proprio figli del lavoro che fanno, anzi, ne sono orgogliosi. Forse si vergognano di dire che, nonostante abbiano con sacrifici studiato quasi vent’anni per occupare quel posto, guadagnano un terzo di un tornitore della Ferrari”.
Brunetta crede che l’efficienza della PA farà da traino al resto dell’economia. Linda Lanzillotta (Pd), Paolo Ferrero (segretario di Rifondazione Comunista), Angelo Bonelli (Verdi) e addirittura Roberto Fiore (eurodeputato di Forza Nuova), non sono riusciti a contenere il loro disappunto.
Sul fronte sindacale, in merito all’anticostituzionalità delle riforme proposte da Brunetta nel pubblico impiego, il ministro ha trovato l’opposizione della Cgil, da lui definito “un grande sindacato, ma conservatore” quindi “inutile al Paese”. Queste ultime dichiarazioni hanno scatenato la polemica con i vertici dell’organizzazione sindacale e la reazione di Carlo Podda, segretario nazionale Fp-Cgil, il quale afferma: “Il ministro, resosi conto che ormai l'opinione pubblica ha smesso di abboccare agli annunci di miracolosi risparmi e recuperi di efficienza nei servizi pubblici, visto che ciascun cittadino è in grado di verificare che tutto è come prima, ha deciso di individuare ‘il nemico’ e manco a dirlo il nemico è chiunque osi avere un parere diverso dal suo”. E’ stata questa, per Podda, l’occasione di ricordare che Brunetta a giugno licenzierà 70 mila dipendenti pubblici precari, che prenderanno parte allo scioperò del 13 febbraio annunciato da Fp-Cgil.
Brunetta crede che l’efficienza della PA farà da traino al resto dell’economia. Linda Lanzillotta (Pd), Paolo Ferrero (segretario di Rifondazione Comunista), Angelo Bonelli (Verdi) e addirittura Roberto Fiore (eurodeputato di Forza Nuova), non sono riusciti a contenere il loro disappunto.
Sul fronte sindacale, in merito all’anticostituzionalità delle riforme proposte da Brunetta nel pubblico impiego, il ministro ha trovato l’opposizione della Cgil, da lui definito “un grande sindacato, ma conservatore” quindi “inutile al Paese”. Queste ultime dichiarazioni hanno scatenato la polemica con i vertici dell’organizzazione sindacale e la reazione di Carlo Podda, segretario nazionale Fp-Cgil, il quale afferma: “Il ministro, resosi conto che ormai l'opinione pubblica ha smesso di abboccare agli annunci di miracolosi risparmi e recuperi di efficienza nei servizi pubblici, visto che ciascun cittadino è in grado di verificare che tutto è come prima, ha deciso di individuare ‘il nemico’ e manco a dirlo il nemico è chiunque osi avere un parere diverso dal suo”. E’ stata questa, per Podda, l’occasione di ricordare che Brunetta a giugno licenzierà 70 mila dipendenti pubblici precari, che prenderanno parte allo scioperò del 13 febbraio annunciato da Fp-Cgil.
Vendola: dobbiamo riscrivere lo spartito della sinistra del futuro
"È giunto il momento di mettere ordine, di riscrivere lo spartito della sinistra del futuro. Le miserie umane e culturali alle quali abbiamo assistito ci hanno indotto a questo passo, quello della rifondazione della sinistra”. E’ quanto afferma Nichi Vendola, governatore della regione Puglia, dopo le dimissioni dalla direzione nazionale del Prc e l’annuncio della scissione che darà vita a un nuovo soggetto politico della sinistra. “Dobbiamo prendere atto che ci è cascato il mondo addosso”. Continua il leader ormai ex Prc. “L'Italia che fu il paese dell'anomalia comunista è oggi diventato il paese in cui l'anomalia è rappresentata dall'assenza di una forte sinistra politica. Antirazzismo, la cura per le persone più deboli, dell'ambiente: la parola sinistra deve tornare ad avere senso. Rifondazione e il Pd rischiano di essere la narrazione dello stesso suicidio. Da un lato, la ricerca affannosa di governismo a tutti i costi, dall'altro, la predicazione velleitaria lontana dalla realtà".
Abbiiamo voluto pubblicare questa dichiarazione rilasciata da Vendola perché la riteniamo utile e in qualche modo calzante al dibattito sulla sinistra italiana. Pur essendo l'ex leader del Prc lontano politicamente da quel riformismo di tipo socialdemocratico europeo di cui spesso abbiamo denunciato l'assenza in Italia e per il quale nel nostro piccolo ci siamo battuti, pensiamo che possa essere importante discutere di questa posizione e delle prospettive che potrebbe aprire.
Abbiiamo voluto pubblicare questa dichiarazione rilasciata da Vendola perché la riteniamo utile e in qualche modo calzante al dibattito sulla sinistra italiana. Pur essendo l'ex leader del Prc lontano politicamente da quel riformismo di tipo socialdemocratico europeo di cui spesso abbiamo denunciato l'assenza in Italia e per il quale nel nostro piccolo ci siamo battuti, pensiamo che possa essere importante discutere di questa posizione e delle prospettive che potrebbe aprire.
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