martedì 27 ottobre 2009
PD. ANGIUS: "RUTELLI TRA I FONDATORI, CI RIPENSI"
"Spero che Rutelli ci ripensi ma trovo curioso che uno dei fondatori del Pd si accinga a lasciarlo dopo una consultazione popolare che ha coinvolto 3 milioni di persone che, con idee diverse, credono in questo partito". Lo dice Gavino Angius, commentando le dichiarazioni del presidente del Copasir, Francesco Rutelli, sul futuro del Pd. "Sarebbe come svilire il significato e il valore di questa consultazione- aggiunge Angius- Rutelli paventa il rischio, secondo me erroneamente, di una riedizione dei Ds o addirittura del Pci. Non credo proprio che le cose stiano cosi'. E Bersani lo ha detto in tutte le salse. Sappiamo inoltre che la storia non si ripete mai due volte. Piuttosto il percorso fuori dal Pd che prefigura Rutelli questo si' sembra la riedizione di qualcosa di fortemente identitario che abbiamo gia' conosciuto in passato. Vedremo come andra' a finire ma spero che Rutelli ci ripensi". In ogni caso, prosegue, "resta essenziale, per sconfiggere Berlusconi, costruire un nuovo centro sinistra, e cioe' quell'alternativa di cui parla Bersani e di cui il Pd sara' la forza fondamentale piu' grande e determinante".
sabato 24 ottobre 2009
Primarie: Si vota dalle 7 alle 20
Cari amici di "Democrazia e Socialismo" come molti di voi già sapranno, domani si vota dalle 7 alle 20 per eleggere il nuovo segretario nazionale del Partito Democratico. Da mesi ci stiamo spendendo, insieme a tanti altri, per fare eleggere Pier Luigi Bersani che già nel dibattito tra gli iscritti è uscito vincitore raccolgiendo oltr il 55% dei consensi. Bersani possiede tutti i requisiti necessari per ricostruire il Partito Democratico e per mettere insieme una coalizione in grado di battere Berlusconi. C'è ancora del tempo disponibile per convincere amici e compagni ad andare a votare. Ricordiamo a tutti che per votare bisogna essere in possesso di un documento valido e della propria tessera elettorale. Per trovare il proprio seggio di appartenenza potete visitare questo sito: http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/producer.aspx?t=/servizi/primarie09/ricercaseggi.htm I risultati del voto potrebbero essere noti già domani verso le 23.00. Per tutti gli aggiornamenti relativi alle primarie saranno disponibili sul sito www.partitodemocratico.it Per quanto riguarda noi, cerceheremo di darvi tutte le notizie possibili. Buona Domenica e Buone Primarie a tutti.
venerdì 2 ottobre 2009
PD: ANGIUS A FRANCESCHINI, AMMETTA CHE POLITICA SEGUITA FU SBAGLIATA
Roma, 2 Ottobre 2009 “Piuttosto sorprendente, forse mi è parsa la dichiarazione di ieri di Franceschini secondo cui egli non sarà fermato da chi fermò Prodi e Veltroni”. Lo afferma Gavino Angius ex Vice Presidente del Senato. “Ma chi fermò Prodi? – aggiunge Angius -. Ricordo, dalla fatal Orvieto una autorevole dichiarazione fatta nell’autunno del 2007, quando Prodi era Presidente del Consiglio e si era alla vigilia del voto in Parlamento sulla legge finanziaria, in cui si disse che se ci fossero state le elezioni anticipate (sic?) il Pd “sarebbe andato da solo”. Fu come mettere una bomba ad orologeria sotto il tavolo già traballante del governo”. “Infatti – prosegue Angius - quella dichiarazione accelerò la crisi del centrosinistra e dell’Unione e il governo anche per altre ragioni cadde. E chi fermò Veltroni? Chi impostò la campagna elettorale chiedendo una politica normale incontrando Berlusconi mai citando l’avversario – che mi pare fosse sempre Berlusconi - e addirittura auspicando una legislatura costituente cioè segnata da riforme fatte di intesa tra maggioranza e opposizione, cioè tra Pd e Pdl? Quel disegno politico fu fermato dagli elettori. Se Franceschini ha dei dubbi può ascoltare l’intervista che diede Romano Prodi a Fabio Fazio, la primavera scorsa. Perché invece non dire che la politica seguita in questi anni si è rivelata sbagliata e va cambiata? Perché alludere a complotti? Mi domando come sia possibile che non si avverta l’esigenza seria, critica, e anche autocritica di riconoscere gli errori di questi ultimi due anni fatti da tutti? Continuando così – conclude Angius - credo che non si vada da nessuna parte”.
venerdì 25 settembre 2009
PD: ANGIUS, “NO A PASSATISMO, SERVE NUOVA LINEA POLITICA PER NUOVO CENTROSINISTRA”
“Perché non discutiamo di politica?”.
Lo afferma il Presidente di “Democrazia e Socialismo”, Gavino Angius commentando le affermazioni di Franceschini fatte a Repubblica Tv.
“Il ritorno alla disputa avanti-indietro, vecchio-nuovo, giovane-vecchio etc etc, - aggiunge Angius - è del tutto priva di senso. Del resto da ragazzi abbiamo appreso che la storia non si riproduce mai nonostante qualcuno si sforzi di farlo. Nel congresso del Pd ci si può dividere e contare su tante cose, a patto che siano serie e servano a dare al Pd un profilo politico e ideale che sinora non ha avuto o per lo meno non è stato percepito. La prima questione da discutere è la linea politica o meglio il progetto complessivo. Dopo le due sconfitte subite dal Pd in questo anno e mezzo il minimo che si possa fare è dare al Pd stesso una nuova linea politica.”
“Questo cerca di fare la mozione di Pier Luigi Bersani, delineando un Pd come forza decisiva di un nuovo centrosinistra capace di raccogliere dentro di sé e attorno a sé tutte le forze del riformismo italiano. Questa è la novità politica che serve al Pd, il passatismo di chi vuole riprodurre la vecchia e perdente linea del Pd porta semplicemente a nuove sconfitte – conclude Angius - che sarebbe meglio evitare”.
Roma, 25 Settembre 2009
Lo afferma il Presidente di “Democrazia e Socialismo”, Gavino Angius commentando le affermazioni di Franceschini fatte a Repubblica Tv.
“Il ritorno alla disputa avanti-indietro, vecchio-nuovo, giovane-vecchio etc etc, - aggiunge Angius - è del tutto priva di senso. Del resto da ragazzi abbiamo appreso che la storia non si riproduce mai nonostante qualcuno si sforzi di farlo. Nel congresso del Pd ci si può dividere e contare su tante cose, a patto che siano serie e servano a dare al Pd un profilo politico e ideale che sinora non ha avuto o per lo meno non è stato percepito. La prima questione da discutere è la linea politica o meglio il progetto complessivo. Dopo le due sconfitte subite dal Pd in questo anno e mezzo il minimo che si possa fare è dare al Pd stesso una nuova linea politica.”
“Questo cerca di fare la mozione di Pier Luigi Bersani, delineando un Pd come forza decisiva di un nuovo centrosinistra capace di raccogliere dentro di sé e attorno a sé tutte le forze del riformismo italiano. Questa è la novità politica che serve al Pd, il passatismo di chi vuole riprodurre la vecchia e perdente linea del Pd porta semplicemente a nuove sconfitte – conclude Angius - che sarebbe meglio evitare”.
Roma, 25 Settembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA: ADESIONE ANGIUS, “GIUSTA INIZIATIVA, MA POLITICA DIA BUON ESEMPIO”
Roma, 24 Settembre 2009. “La manifestazione di oggi contro l’omofobia, contro il razzismo, e contro ogni forma di violenza da qualsiasi parte provenga è molto importante e ad essa aderisco pienamente. Non si può stare fermi. L’intolleranza sempre più crescente e la violenza sempre più diffusa vanno combattute e bandite da una grande moderna metropoli europea, aperta a tutti, come Roma è e vuole esseere. E’ inaccettabile che Roma, il suo centro storico e i suoi quartieri, siano prigionieri di gruppi squadristici di qualsiasi tipo e colore, e subiscano l’onta di un imbarbarimento della vita civile e della convivenza sociale. La verità, però, è che dalla politica vengono troppo spesso cattivi esempi di intolleranza, che non costituiscono certamente un modello educativo soprattutto per le giovani generazioni ma non solo per esse. Sarebbe bello stasera ascoltare in questo senso anche poche, ma sentite parole di autocritica”.
Lo afferma il Presidente dell’Associazione “Democrazia e Socialismo”, Gavino Angius.
Lo afferma il Presidente dell’Associazione “Democrazia e Socialismo”, Gavino Angius.
lunedì 21 settembre 2009
Rimandata la Manifestazione del 25 settembre con Angius e Bersani
Roma, 21 settembre 2009. La manifestazione "Nel Pd con le Idee del riformismo socialista e democratico" con Angius, Bersani, Dato, Miniati, Foccillo, Nigra, Campo e tanti altri, è stata rinviata a data da destinarsi a causa di motivi organizzativi. Appena sarà possibile pubblicheremo la nuova data dell'iniziativa. Ci scusiamo per gli eventuali inconvenienti.
domenica 20 settembre 2009
Venerdì 25 settembre a Roma: Nel Pd con le Idee del Socialismo riformista e Democratico
Più forza alle idee del rifomismo socialista e democratico nel Partito democratico. Si parlerà di politica e delle prospettive future per il Partito Democratico e per l'Italia nell'incontro promosso dall'Associazione Democrazia e Socialismo e dal Network della Sinistra riformista italiana, oltre ad altre Fondazioni e associazioni nella giornata del 25 Settembre a Roma dalle ore 14.30 - presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini – Camera dei Deputati, in Via del Pozzetto 158.
La relazione introduttiva dei lavori sarà affidata al Presidente di Democrazia e Socialismo, Gavino Angius. A presiedere i lavori sarà Silvano Miniati della Fondazione Bruno Buozzi. Interverranno: Vincenzo Campo, Coordinatore nazionale del Network della Sinistra riformista italiana, Cinzia Dato, di Democrazia e Socialismo ed ex Co-fondatrice dell'Ulivo, Franco Lotito, del Network della Sinistra Riformista, Antonio Foccillo, della Segreteria Confederale della Uil, Laura Garavini, deputata del Pd, Alberto Nigra, segretario di Democrazia e Socialismo, Gianni Pittella, Vice Presidente del Parlamento europeo Fabio Porta, deputato del Pd,. E' prevista inoltre la partecipazione del candidato alla segreteria del Pd del Lazio per la mozione Bersani, Alessandro Mazzoli.
Conlcuderà la Manifestaziione il candidato alla segreteria del Pd, Pier Luigi Bersani. Parteciperanno oltre a esponenti di associazioni sindacali e di categoria Giorgio Benvenuto, Francesco Boccia, Rosanna Bernardini, Antonio Boccuzzi, Mario Castellengo, Giovanna Colombo, Sandro Degni, Nicola Del Duce, Giancarlo Fontanelli, Mimmo Lucà, Emilio Lonardo, Francesco Orofino, Sergio Rusticali, Giuseppe Sarnataro, Silvano Sgrevi, Silvano Veronese.
La relazione introduttiva dei lavori sarà affidata al Presidente di Democrazia e Socialismo, Gavino Angius. A presiedere i lavori sarà Silvano Miniati della Fondazione Bruno Buozzi. Interverranno: Vincenzo Campo, Coordinatore nazionale del Network della Sinistra riformista italiana, Cinzia Dato, di Democrazia e Socialismo ed ex Co-fondatrice dell'Ulivo, Franco Lotito, del Network della Sinistra Riformista, Antonio Foccillo, della Segreteria Confederale della Uil, Laura Garavini, deputata del Pd, Alberto Nigra, segretario di Democrazia e Socialismo, Gianni Pittella, Vice Presidente del Parlamento europeo Fabio Porta, deputato del Pd,. E' prevista inoltre la partecipazione del candidato alla segreteria del Pd del Lazio per la mozione Bersani, Alessandro Mazzoli.
Conlcuderà la Manifestaziione il candidato alla segreteria del Pd, Pier Luigi Bersani. Parteciperanno oltre a esponenti di associazioni sindacali e di categoria Giorgio Benvenuto, Francesco Boccia, Rosanna Bernardini, Antonio Boccuzzi, Mario Castellengo, Giovanna Colombo, Sandro Degni, Nicola Del Duce, Giancarlo Fontanelli, Mimmo Lucà, Emilio Lonardo, Francesco Orofino, Sergio Rusticali, Giuseppe Sarnataro, Silvano Sgrevi, Silvano Veronese.
sabato 18 luglio 2009
PD, ANGIUS, “BERSANI HA IDEE PIU’ CHIARE. SERVE PARTITO CAPACE DI AVERE ‘PENSIERI LUNGHI’”
“Penso che quello del Partito Democratico sia un congresso molto importante, non solo per il futuro del Pd , ma per il futuro dell’intero centrosinistra, e per le stesse prospettive della democrazia italiana.” Queste le parole di Gavino Angius in un’intervista pubblicata oggi su il Riformista.
Poi prende esplicitamente posizione sui candidati alla Segreteria e dichiara, “Ritengo che sia Bersani quello con le idee più chiare”.
L’ex Vice Presidente del Senato prosegue e dice di aspettarsi un Pd capace di portare avanti una politica che sia espressione di quei “pensieri lunghi” di berlingueriana memoria. Angius commenta anche il discorso che Franceschini ha fatto giovedì e sottolinea: “Distruggere Berlusconi sul conflitto d’interesse? E’ giusto dirlo, è giusto parlarne ed è giusto affrontare il tema con forza, ma qui la questione è più complessa. Si deve guardare oltre.”
Poi prende esplicitamente posizione sui candidati alla Segreteria e dichiara, “Ritengo che sia Bersani quello con le idee più chiare”.
L’ex Vice Presidente del Senato prosegue e dice di aspettarsi un Pd capace di portare avanti una politica che sia espressione di quei “pensieri lunghi” di berlingueriana memoria. Angius commenta anche il discorso che Franceschini ha fatto giovedì e sottolinea: “Distruggere Berlusconi sul conflitto d’interesse? E’ giusto dirlo, è giusto parlarne ed è giusto affrontare il tema con forza, ma qui la questione è più complessa. Si deve guardare oltre.”
venerdì 10 luglio 2009
PD: ANGIUS, “NEL PD PER COSTRUIRE UNA GRANDE ALTERNATIVA DEMOCRATICA AL GOVERNO BERLUSCONI”
“Considero il congresso del Pd decisivo per le prospettive future della democrazia italiana.”
Lo afferma Gavino Angius, Presidente dell’Associazione Democrazia e Socialismo in una nota rilasciata all’Unità dopo essersi iscritto al Pd nel suo circolo di appartenenza.
“Mi sono iscritto al Partito Democratico, per contribuire, insieme a tanti, a rafforzare una forte opposizione democratica, credibile, popolare, autorevole, di cui c’è urgente necessità. L’Italia ha bisogno di una svolta profonda e il Pd insieme ad altre forze riformiste può costruire una grande alternativa democratica. In questo senso il congresso del Pd è un’occasione straordinaria per definire nuove e vincenti strategie politiche attorno alle quali raccogliere le grandi energie civile, culturali per tornare al governo dell’Italia. Spero che il partito democratico possa davvero diventare quel grande partito nazionale nel quale siano accolte quelle culture politiche democratiche, socialiste, laiche, ambientaliste che, insieme, costituiscono il più grande patrimonio di pensiero politico, di cultura, di passione civile, di cui l’Italia dispone. Tornare al governo dell’Italia, costruire una salda alleanza delle forze riformiste, e una credibile alternativa democratica al governo di Berlusconi, sono obiettivi strategici per i quali vale la pena di battersi.”
Lo afferma Gavino Angius, Presidente dell’Associazione Democrazia e Socialismo in una nota rilasciata all’Unità dopo essersi iscritto al Pd nel suo circolo di appartenenza.
“Mi sono iscritto al Partito Democratico, per contribuire, insieme a tanti, a rafforzare una forte opposizione democratica, credibile, popolare, autorevole, di cui c’è urgente necessità. L’Italia ha bisogno di una svolta profonda e il Pd insieme ad altre forze riformiste può costruire una grande alternativa democratica. In questo senso il congresso del Pd è un’occasione straordinaria per definire nuove e vincenti strategie politiche attorno alle quali raccogliere le grandi energie civile, culturali per tornare al governo dell’Italia. Spero che il partito democratico possa davvero diventare quel grande partito nazionale nel quale siano accolte quelle culture politiche democratiche, socialiste, laiche, ambientaliste che, insieme, costituiscono il più grande patrimonio di pensiero politico, di cultura, di passione civile, di cui l’Italia dispone. Tornare al governo dell’Italia, costruire una salda alleanza delle forze riformiste, e una credibile alternativa democratica al governo di Berlusconi, sono obiettivi strategici per i quali vale la pena di battersi.”
venerdì 17 aprile 2009
REFERENDUM: ANGIUS,COSA ASPETTA PD A DIRE NO A 'PORCELLUM 2'
ROMA, 17 APR - 'Il referendum elettorale, se fossero approvati i quesiti, produrrebbe una legge elettorale aberrante che toglie qualsiasi potere ai cittadini di votare i candidati al Parlamento, che verrebbero nominati dai capi dei due partiti'. Lo afferma il presidente di Democrazia e socialismo, Gavino Angius.
'Sarebbe - dice Angius - un mostro giuridico e costituzionale anche perche' introdurrebbe un abnorme premio di maggioranza per una lista che con il 30% o il 25% dei voti si accaparrerebbe il 55% dei seggi'.
'Mi domando - aggiunge - cosa aspetti il Pd per dichiarare la sua assoluta contrarieta' a questa legge mostruosa che e' un vero 'Porcellum 2', e che cancellerebbe forze politiche che hanno oltre il 35% dei consensi nel Paese'.
'Sarebbe - dice Angius - un mostro giuridico e costituzionale anche perche' introdurrebbe un abnorme premio di maggioranza per una lista che con il 30% o il 25% dei voti si accaparrerebbe il 55% dei seggi'.
'Mi domando - aggiunge - cosa aspetti il Pd per dichiarare la sua assoluta contrarieta' a questa legge mostruosa che e' un vero 'Porcellum 2', e che cancellerebbe forze politiche che hanno oltre il 35% dei consensi nel Paese'.
mercoledì 15 aprile 2009
REFERENDUM ELETTORALE: ANGIUS, “UN PORCELLUM2: UNA VERA INDECENZA DEMOCRATICA.”
“No al bipartitismo difendo il bipolarismo.”
Lo afferma il Presidente dell’Associazione Democrazia e Socialismo, ex Vice Presidente del Senato, Gavino Angius.
“La disputa sulla data del referendum elettorale – continua Angius - sta occultando il merito dei quesiti su cui i cittadini si devono pronunciare e soprattutto nessuno parla dell’indecente legge elettorale che nascerebbe se il referendum avesse la maggioranza. La questione più rilevante è che gli italiani non sanno che corrono il rischio di avere come legge elettorale il Porcellum 2, addirittura molto peggiore del precedente cosa che costituirebbe una vera indecenza democratica.”
“Innanzitutto – prosegue Angius - così com’è oggi i cittadini non eleggerebbero nessun deputato o senatore perché non ci saranno le preferenze e saranno privati del loro diritto di scegliere il candidato. Continueranno quindi a decidere le segreterie dei partiti. In secondo luogo si introdurrebbe un premio di maggioranza aberrante di cui non c’è esempio nella storia di alcuna democrazia al mondo. Poiché ad una lista con il 25% dei voti consentirebbe di avere il 55% dei seggi in parlamento. Infine attraverso questa legge indecente si darebbe vita ad un bipartitismo coatto che cancellerebbe forze politiche importanti e distruggerebbe il bipolarismo.
E’ una mistificazione che così l’Italia diventerebbe un paese più democratico. E’ vero esattamente il contrario, al peggio - conclude Angius - non c’è mai limite.”
Lo afferma il Presidente dell’Associazione Democrazia e Socialismo, ex Vice Presidente del Senato, Gavino Angius.
“La disputa sulla data del referendum elettorale – continua Angius - sta occultando il merito dei quesiti su cui i cittadini si devono pronunciare e soprattutto nessuno parla dell’indecente legge elettorale che nascerebbe se il referendum avesse la maggioranza. La questione più rilevante è che gli italiani non sanno che corrono il rischio di avere come legge elettorale il Porcellum 2, addirittura molto peggiore del precedente cosa che costituirebbe una vera indecenza democratica.”
“Innanzitutto – prosegue Angius - così com’è oggi i cittadini non eleggerebbero nessun deputato o senatore perché non ci saranno le preferenze e saranno privati del loro diritto di scegliere il candidato. Continueranno quindi a decidere le segreterie dei partiti. In secondo luogo si introdurrebbe un premio di maggioranza aberrante di cui non c’è esempio nella storia di alcuna democrazia al mondo. Poiché ad una lista con il 25% dei voti consentirebbe di avere il 55% dei seggi in parlamento. Infine attraverso questa legge indecente si darebbe vita ad un bipartitismo coatto che cancellerebbe forze politiche importanti e distruggerebbe il bipolarismo.
E’ una mistificazione che così l’Italia diventerebbe un paese più democratico. E’ vero esattamente il contrario, al peggio - conclude Angius - non c’è mai limite.”
giovedì 9 aprile 2009
Democrazia e Socialismo: cordoglio e solidarietà alla popolazione abruzzese
L’Associazione Nazionale Democrazia e Socialismo esprime cordoglio per le vittime del sisma che ha colpito l’Abruzzo. Gli organismi dirigenti dell’associazione, inoltre, esprimono la loro solidarietà alla popolazione abruzzese e a tutti coloro i quali attualmente si trovano senza casa.
Nel constatare che a cedere sono state proprio le strutture pubbliche antisismiche, riteniamo che ora sia necessario cercare le effettive responsabilità. Per questo ci uniamo al discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha affermato: “nessuno è senza colpa". Inoltre riteniamo che sia necessario capire i motivi per cui non sono state attuare le norme di sicurezza e perché non sono stati effettuati i dovuti controlli. Bisogna agire affinché tutto questo non accada mai più.
Confidiamo nella solidarietà nazionale, poiché dopo la tragedia in Abruzzo l’intera popolazione italiana si è mobilitata a sostegno delle popolazioni abruzzesi. Molti volontari si sono uniti alla Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco. Il nostro ringraziamento va, non solo a coloro i quali lavorano e prestano il loro servizio per lo Stato, ma a tutti quelli che volontariamente si sono sentiti in dovere di fare qualcosa per gli abruzzesi in difficoltà.
Nel constatare che a cedere sono state proprio le strutture pubbliche antisismiche, riteniamo che ora sia necessario cercare le effettive responsabilità. Per questo ci uniamo al discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha affermato: “nessuno è senza colpa". Inoltre riteniamo che sia necessario capire i motivi per cui non sono state attuare le norme di sicurezza e perché non sono stati effettuati i dovuti controlli. Bisogna agire affinché tutto questo non accada mai più.
Confidiamo nella solidarietà nazionale, poiché dopo la tragedia in Abruzzo l’intera popolazione italiana si è mobilitata a sostegno delle popolazioni abruzzesi. Molti volontari si sono uniti alla Protezione Civile e ai Vigili del Fuoco. Il nostro ringraziamento va, non solo a coloro i quali lavorano e prestano il loro servizio per lo Stato, ma a tutti quelli che volontariamente si sono sentiti in dovere di fare qualcosa per gli abruzzesi in difficoltà.
martedì 17 febbraio 2009
PD: ANGIUS, “DISPIACE DIMISSIONI DI VELTRONI. RUOLO PD E’ ESSENZIALE”
“Mi dispiace moltissimo che Walter Veltroni abbia deciso di rassegnare le dimissioni da Segretario del Partito Democratico.”
Lo afferma l’ex Vice Presidente del Senato, Gavino Angius.
“Non è giusto attribuire a Veltroni responsabilità che non sono sue. Mi auguro che il Pd resti unito e che non si torni indietro. Con la stessa lealtà con la quale ho espresso a Veltroni le mie riserve sul modo in cui andava realizzandosi il Partito Democratico, così oggi considero, in condizioni del tutto diverse, essenziale il ruolo del Pd nella Democrazia italiana. Occorre piuttosto adesso una riflessione attenta su quanto accaduto per tornare al più presto in sintonia con il Paese e non disperdere quel patrimonio di culture politiche che il Pd rappresenta.”
Lo afferma l’ex Vice Presidente del Senato, Gavino Angius.
“Non è giusto attribuire a Veltroni responsabilità che non sono sue. Mi auguro che il Pd resti unito e che non si torni indietro. Con la stessa lealtà con la quale ho espresso a Veltroni le mie riserve sul modo in cui andava realizzandosi il Partito Democratico, così oggi considero, in condizioni del tutto diverse, essenziale il ruolo del Pd nella Democrazia italiana. Occorre piuttosto adesso una riflessione attenta su quanto accaduto per tornare al più presto in sintonia con il Paese e non disperdere quel patrimonio di culture politiche che il Pd rappresenta.”
PD: DOPO 16 MESI AL TIMONE DEL PARTITO VELTRONI LASCIA
da Adnkronos
Alla fine Walter Veltroni ha lasciato la guida del Pd, dopo sedici mesi al timone della formazione politica erede dell'esperienza ulivista, che poco meno di due anni fa era stata battezzata come la novita' piu' rilevante nel panorama politico italiano. Un addio ai vertici del Pd che ha avuto come causa scatenante la secca sconfitta patita dal candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Sardegna Renato Soru che pure con le sue dimissioni nel novembre dello scorso anno aveva creato non pochi problemi allo stesso centrosinistra, poi ricompattatosi per necessita' sul nome dell'ex Governatore sardo.
Alla fine Walter Veltroni ha lasciato la guida del Pd, dopo sedici mesi al timone della formazione politica erede dell'esperienza ulivista, che poco meno di due anni fa era stata battezzata come la novita' piu' rilevante nel panorama politico italiano. Un addio ai vertici del Pd che ha avuto come causa scatenante la secca sconfitta patita dal candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Sardegna Renato Soru che pure con le sue dimissioni nel novembre dello scorso anno aveva creato non pochi problemi allo stesso centrosinistra, poi ricompattatosi per necessita' sul nome dell'ex Governatore sardo.
mercoledì 28 gennaio 2009
Caso Williamson, il rabbinato rompe rapporti con il Vaticano
da Repubblica.it
GERUSALEMME - Il rabbinato d'Israele ha rotto indefinitamente i rapporti ufficiali con il Vaticano in seguito alla revoca della scomunica del vescovo lefevbriano Richard Williamson, che nega la Shoah. Lo scrive il Jerusalem Post, aggiungendo che il rabbinato ha anche cancellato un incontro fissato a Roma il 2-4 marzo con la Commissione della Santa Sede per i rapporti con gli ebrei. In una lettera indirizzata al presidente della Commissione, cardinale Walter Casper, il direttore generale del rabbinato Oded Weiner scrive che "senza scuse pubbliche e una ritrattazione, sarà difficile continuare il dialogo", si legge sul sito del Jerusalem Post. Secondo una fonte del rabbinato, la lettera è giunta alla stampa israeliana prima di essere ricevuta in Vaticano e ciò potrebbe ulteriormente complicare i rapporti fra il rabbinato e la chiesa cattolica.
GERUSALEMME - Il rabbinato d'Israele ha rotto indefinitamente i rapporti ufficiali con il Vaticano in seguito alla revoca della scomunica del vescovo lefevbriano Richard Williamson, che nega la Shoah. Lo scrive il Jerusalem Post, aggiungendo che il rabbinato ha anche cancellato un incontro fissato a Roma il 2-4 marzo con la Commissione della Santa Sede per i rapporti con gli ebrei. In una lettera indirizzata al presidente della Commissione, cardinale Walter Casper, il direttore generale del rabbinato Oded Weiner scrive che "senza scuse pubbliche e una ritrattazione, sarà difficile continuare il dialogo", si legge sul sito del Jerusalem Post. Secondo una fonte del rabbinato, la lettera è giunta alla stampa israeliana prima di essere ricevuta in Vaticano e ciò potrebbe ulteriormente complicare i rapporti fra il rabbinato e la chiesa cattolica.
lunedì 19 gennaio 2009
Obama: la vigilia dell'insediamento nel ricordo di Martin Luther King; da domani agenda fitta
Barack Obama, il presidente eletto degli Usa, ha trascorso la vigilia della cerimonia di insediamento ricordando Martin Luther King. Il neo presidente degli Stati Uniti non attenderà molto per mettersi a lavoro: dalla Cnn assicurano che sarà una "ambiziosa prima settimana", in cui Obama inizierà ad affrontare la crisi economica e le questioni di Iraq e Medioriente.
Come ogni terzo lunedì di gennaio, ogni anno, l'America commemora Martin Luther King, pastore attivista e difensore dei diritti del popolo afroamericano ucciso a 39 anni. Ieri Obama ha reso omaggio alla figura di Martin Luther King. “Oggi - ha detto in un comunicato - celebriamo la vita di un predicatore tutti insieme nel luogo dove ancora si odono gli echi del sogno di King”. Già domenica Obama aveva reso omaggio alla memoria del predicatore afroamericano, presso il Lincoln Memorial, luogo dove King, nel 1963 pronunciò il suo celebre discorso "I have a dream". I giornalisti americani, in linea con quanto espresso dalla campagna elettorale del neo presidente, ritengono che oggi King sarebbe al settimo cielo per l'elezione di Obama. Va sottolineato, a tal proposito, che proprio Obama in questi ultimi tempi ha voluto far rivivere l'anima di Martin Luther King nelle coscienze degli statunitensi, evocando il sogno di un'America in grado di rinascere: il paese in cui, se ce n'è la volontà, tutto si può realizzare.
Dopo il concerto seguito da 400 mila persone - al quale hanno partecipato star del calibro di Bono degli U2, Bruce Springsteen e Tom Hanks - Obama ha parlato alla folla dietro cristalli antiproiettile: il suo è stato un messaggio di speranza, nonostante imminenti siano le sfide che vengono dall'economia e dalla politica estera. “Possiamo ottenere qualunque cosa - ha assicurato - non c’è ostacolo che si possa frapporre sul cammino di milioni di voci che chiedono un cambiamento”.
L'agenda del presidente è già fitta di appuntamenti. I temi più caldi non verranno affrontati subito, per non offuscare lo storico insediamento di Obama, in quanto primo presidente afro-americano. Il passaggio del testimone tra Bush e Obama avverrà dopo la passeggiata di rito in cui, il presidente uscente e il neo eletto, percorranno il tragitto tra la Casa Bianca e Capitol Hill. Obama giurerà poi fedeltà alla Costituzione americana, pronunciando le 35 parole di rito dell'art. 2 della stessa carta costituzionale, appoggiando la mano sulla Bibbia che fu del presidente Abraham Lincoln.
Lo staff - secondo fonti interne alla Casa Bianca - sarà a lavoro già dal giorno seguente l'insediamento. Al centro dell'agenda del neo presidente c'è la crisi economica: Obama si incontrerà con i suoi consiglieri economisti, per studiare una strategia che porti all'approvazione da parte del Congresso di un pacchetto di aiuti da 825 miliardi di dollari. Sempre domani Obama incontrerà anche alti ufficiali dell'esercito per discutere della guerra in Iraq e di come portare a termine la promessa di ritirare le truppe statunitensi entro 16 mesi. Inoltre, il neo presidente ed la sua squadra, si occuperanno di anche del conflitto israelo-palestinese. Gli assistenti di Obama assicurano che già in queste ore sta maturando l'ipotesi di spedire Palestina, in settimana, almeno un inviato speciale che affronti i problemi di lungo termine che attanagliano la regione oltre alla crisi scatenatasi a Gaza con l'offensiva israeliana.
Dovrebbero arrivare a breve anche novità circa la guerra al terrorismo: oltre alla chiusura della base militare di Guantanamo, vero e proprio carcere a cielo aperto per presunti terroristi, Obama sta considerando l'idea di vietare l'uso delle torture nei confronti dei sospetti affiliati alle reti terroristiche. Pare siano in fase di studio anche novità in fatto di ambiente: si parla di carburanti ecologici, che naturalmente potrebbero piacere agli ambientalisti ma non all'industria statunitense, messa già a dura prova dalla crisi economica.
Come ogni terzo lunedì di gennaio, ogni anno, l'America commemora Martin Luther King, pastore attivista e difensore dei diritti del popolo afroamericano ucciso a 39 anni. Ieri Obama ha reso omaggio alla figura di Martin Luther King. “Oggi - ha detto in un comunicato - celebriamo la vita di un predicatore tutti insieme nel luogo dove ancora si odono gli echi del sogno di King”. Già domenica Obama aveva reso omaggio alla memoria del predicatore afroamericano, presso il Lincoln Memorial, luogo dove King, nel 1963 pronunciò il suo celebre discorso "I have a dream". I giornalisti americani, in linea con quanto espresso dalla campagna elettorale del neo presidente, ritengono che oggi King sarebbe al settimo cielo per l'elezione di Obama. Va sottolineato, a tal proposito, che proprio Obama in questi ultimi tempi ha voluto far rivivere l'anima di Martin Luther King nelle coscienze degli statunitensi, evocando il sogno di un'America in grado di rinascere: il paese in cui, se ce n'è la volontà, tutto si può realizzare.
Dopo il concerto seguito da 400 mila persone - al quale hanno partecipato star del calibro di Bono degli U2, Bruce Springsteen e Tom Hanks - Obama ha parlato alla folla dietro cristalli antiproiettile: il suo è stato un messaggio di speranza, nonostante imminenti siano le sfide che vengono dall'economia e dalla politica estera. “Possiamo ottenere qualunque cosa - ha assicurato - non c’è ostacolo che si possa frapporre sul cammino di milioni di voci che chiedono un cambiamento”.
L'agenda del presidente è già fitta di appuntamenti. I temi più caldi non verranno affrontati subito, per non offuscare lo storico insediamento di Obama, in quanto primo presidente afro-americano. Il passaggio del testimone tra Bush e Obama avverrà dopo la passeggiata di rito in cui, il presidente uscente e il neo eletto, percorranno il tragitto tra la Casa Bianca e Capitol Hill. Obama giurerà poi fedeltà alla Costituzione americana, pronunciando le 35 parole di rito dell'art. 2 della stessa carta costituzionale, appoggiando la mano sulla Bibbia che fu del presidente Abraham Lincoln.
Lo staff - secondo fonti interne alla Casa Bianca - sarà a lavoro già dal giorno seguente l'insediamento. Al centro dell'agenda del neo presidente c'è la crisi economica: Obama si incontrerà con i suoi consiglieri economisti, per studiare una strategia che porti all'approvazione da parte del Congresso di un pacchetto di aiuti da 825 miliardi di dollari. Sempre domani Obama incontrerà anche alti ufficiali dell'esercito per discutere della guerra in Iraq e di come portare a termine la promessa di ritirare le truppe statunitensi entro 16 mesi. Inoltre, il neo presidente ed la sua squadra, si occuperanno di anche del conflitto israelo-palestinese. Gli assistenti di Obama assicurano che già in queste ore sta maturando l'ipotesi di spedire Palestina, in settimana, almeno un inviato speciale che affronti i problemi di lungo termine che attanagliano la regione oltre alla crisi scatenatasi a Gaza con l'offensiva israeliana.
Dovrebbero arrivare a breve anche novità circa la guerra al terrorismo: oltre alla chiusura della base militare di Guantanamo, vero e proprio carcere a cielo aperto per presunti terroristi, Obama sta considerando l'idea di vietare l'uso delle torture nei confronti dei sospetti affiliati alle reti terroristiche. Pare siano in fase di studio anche novità in fatto di ambiente: si parla di carburanti ecologici, che naturalmente potrebbero piacere agli ambientalisti ma non all'industria statunitense, messa già a dura prova dalla crisi economica.
CRISI: ITALIA, PIL -2% E DEFICIT AL 3,8%.
A vederli tutti insieme, i nuovi numeri dell'economia europea fanno paura. Crescita a in caduta libera, disoccupazione come non si vedeva da anni e deficit ben oltre il limite del 3% nel rapporto con il Pil. In alcuni paesi, come il nostro ad esempio, in modo relativamente limitato, in altri invece completamente fuori controllo. Il tutto con la consapevolezza che lo scenario potrebbe addirittura peggiorare e che la durata della crisi potrebbe anche allungarsi.
La misura della gravità della situazione è stata data dal commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia che, presentando a Bruxelles le sue previsioni economiche straordinarie, ha indicato che il primo semestre del 2009 "sarà la fase peggiore della recessione, quindi nella seconda metà dell'anno dovrebbe esserci una ripresa, anche se modesta e graduale". In questo scenario i pessimi numeri italiani non sono peggiori rispetto a quelli degli altri big di Eurolandia. Forse perché un Paese che in condizioni normali cresce meno degli altri, risente in modo minore degli sbalzi dovuti alla crisi. La crescita del Belpaese nel 2009 comunque sarà fortemente negativa (-2%), in linea con la previsione pubblicata la scorsa settimana da Bankitalia. Per il 2010 si attende una modesta ripresa dello 0,3%. Ma come sempre, non è detto che ciò accada.
Non c'è da stupirsi quindi se il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno infatti si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010.
Ma il vero fardello del Belpaese, sarà ancora una volta il debito pubblico (è già il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%. Inoltre, avverte Bruxelles, potrebbe ulteriormente lievitare nel caso lo Stato si trovi costretto a "ricapitalizzare" qualche banca in crisi. Ma non finisce qui. Quando l'economia va male, sale il tasso di disoccpuazione: in Italia passerà dal 6,7% dello scorso anno all'8,7% del 2010.
A chi chiedeva di dare un consiglio su come regire alla crisi, Almunia ha risposto: "Tremonti sa pefettamente cosa va fatto: si tratta di dare seguito alle misure prese fino ad oggi all'insegna di una adeguata combinazione tra l'esigenza di stimolare l'economia e quella di rimanere prudenti sul fronte dei conti". Insomma, cercare di reagire ma senza creare nuovo deficit e debito.
Ma è tutta la zona euro che quest'anno vivrà una profondissima recessione (-1,9% del Pil), con drammatici picchi in Germania (-2,3%), malissimo anche l'Irlanda (-5%), massacrata dalla crisi finanziaria, male la Spagna (-2%) colpita dalla flessione delle costruzioni, e la Francia (-1,8%). Cifre che si riverberano sul deficit: quest'anno nell'eurozona toccherà il 4% in relazione al Pil, con picchi in Irlanda (11%), Spagna (6,2%) e Francia (5,4%). Per questo Almunia ha annunciato una raffica di procedure per deficit eccessivo, spiegando che il 18 febbraio inoltrerà al consiglio dei ministri delle finanze Ue (Ecofin) una serie di rapporti sulla situazione (anticamera del procedimento).
Ma, rispetto al passato, per non mettere in difficoltà chi sta male le procedure non imporranno risanamenti immediati e non dovrebbero scatenare scontri con i governi. Almunia ha anche indicato di non vedere un rischio deflazione (1% nel 2009 per zona euro, 1,2% per l'Italia) e ha definito irrealistica la possibilità che gli stati messi peggio vadano in default o escano dalla zona euro.
La misura della gravità della situazione è stata data dal commissario Ue agli Affari economici, Joaquin Almunia che, presentando a Bruxelles le sue previsioni economiche straordinarie, ha indicato che il primo semestre del 2009 "sarà la fase peggiore della recessione, quindi nella seconda metà dell'anno dovrebbe esserci una ripresa, anche se modesta e graduale". In questo scenario i pessimi numeri italiani non sono peggiori rispetto a quelli degli altri big di Eurolandia. Forse perché un Paese che in condizioni normali cresce meno degli altri, risente in modo minore degli sbalzi dovuti alla crisi. La crescita del Belpaese nel 2009 comunque sarà fortemente negativa (-2%), in linea con la previsione pubblicata la scorsa settimana da Bankitalia. Per il 2010 si attende una modesta ripresa dello 0,3%. Ma come sempre, non è detto che ciò accada.
Non c'è da stupirsi quindi se il deficit schizzerà verso l'alto, sforando il parametro di Maastricht (3%): quest'anno infatti si posizionerà al 3,8% del Pil (un punto in più rispetto al 2008), scendendo appena di un decimale alla fine del 2010.
Ma il vero fardello del Belpaese, sarà ancora una volta il debito pubblico (è già il più alto d'Europa e costringe il governo a pagare enormi interessi per finanziarlo): nel 2008 è arrivato al 105,7% del Prodotto interno lordo, nel 2009 schizzerà al 109,3% e nel 2010 continuerà la sua corsa toccando il 110,3%. Inoltre, avverte Bruxelles, potrebbe ulteriormente lievitare nel caso lo Stato si trovi costretto a "ricapitalizzare" qualche banca in crisi. Ma non finisce qui. Quando l'economia va male, sale il tasso di disoccpuazione: in Italia passerà dal 6,7% dello scorso anno all'8,7% del 2010.
A chi chiedeva di dare un consiglio su come regire alla crisi, Almunia ha risposto: "Tremonti sa pefettamente cosa va fatto: si tratta di dare seguito alle misure prese fino ad oggi all'insegna di una adeguata combinazione tra l'esigenza di stimolare l'economia e quella di rimanere prudenti sul fronte dei conti". Insomma, cercare di reagire ma senza creare nuovo deficit e debito.
Ma è tutta la zona euro che quest'anno vivrà una profondissima recessione (-1,9% del Pil), con drammatici picchi in Germania (-2,3%), malissimo anche l'Irlanda (-5%), massacrata dalla crisi finanziaria, male la Spagna (-2%) colpita dalla flessione delle costruzioni, e la Francia (-1,8%). Cifre che si riverberano sul deficit: quest'anno nell'eurozona toccherà il 4% in relazione al Pil, con picchi in Irlanda (11%), Spagna (6,2%) e Francia (5,4%). Per questo Almunia ha annunciato una raffica di procedure per deficit eccessivo, spiegando che il 18 febbraio inoltrerà al consiglio dei ministri delle finanze Ue (Ecofin) una serie di rapporti sulla situazione (anticamera del procedimento).
Ma, rispetto al passato, per non mettere in difficoltà chi sta male le procedure non imporranno risanamenti immediati e non dovrebbero scatenare scontri con i governi. Almunia ha anche indicato di non vedere un rischio deflazione (1% nel 2009 per zona euro, 1,2% per l'Italia) e ha definito irrealistica la possibilità che gli stati messi peggio vadano in default o escano dalla zona euro.
Alitalia: scioperi e tratte costose per i passeggeri; il caso Air Italy
La nuova stagione di Alitalia è iniziata tra scioperi e biglietti costosissimi per i passeggeri a causa dell'assenza di concorrenti sulle tratte nazionali. Milano Linate - Roma è la linea più cara del mondo.
Neanche una settimana e la nuova Alitalia ha già subito il primo sciopero ufficiale. Quattro ore di protesta indette da Sdl, sindacato rappresentanto in larga parte tra gli assistenti di volo e il personale di terra. Lo sciopero ha causato ritardi e la cancellazione di 4 voli, secondo la compagnia. Secondo l'organizzazione sindacale sarebbero 30 invece.
Sdl ha annunciato un nuovo sciopero di 24 ore, che andrà a sommarsi ai problemi aperti dall'ormai ricostituito monopolio della compagnia di bandiera sui celi nazionali. Già perchè, come abbiamo già avuto modo di spiegare, Air France-Klm, compagnia franco-olandese, si è fusa con Air One e partecipa al 25% della nuova Alitalia - Cai. Inoltre il Governo ha bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Secondo le prime stime riportate dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, la tratta Milano Linate - Roma è oggi la più cara del mondo. Chi ora vuole comprare un biglietto per domani (giorno infrasettimanale) per volare da Roma a Linate sul sito Alitalia trova biglietti solo a 325,50 euro (solo andata). Se si vuole risparmiare il sito invita a cercare una tariffa vantaggiosa a 240 euro. Ma per trovare un prezzo ridotto (come ad esempio: 85,30 euro solo l'andata) bisogna volare il sabato.
Come dicevamo nei giorni scorsi, Alitalia - Cai ha assorbito l'attività dell'ex concorrente Air One e ha ridotto nel complesso i voli di oltre il 30% rispetto a quelli di entrambe le due compagnie del gennaio 2008. Ma, secondo Il Sole 24 Ore "non ha lasciato liberi gli spazi per atterrare e decollare negli aeroporti, i preziosi slot (le "fessure" o bande orarie) che, soprattutto a Linate, sono ricercatissimi dalle aviolinee".
Intanto è esploso il caso Air Italy. Le autorità dell'aviazione civile hanno vietato i voli della piccola compagnia che, al ridosso del periodo natalizio, ha ottenuto un'autorizzazione provvisoria a Linate. Fino a pochi giorni fa, dunque, Air Italy ha offerto voli tra Linate e Bari o Napoli, a un prezzo limite di 120 euro a tratta. Una tariffa media di 57 euro, secondo la compagnia. Dal 12 gennaio Air Italy non può più volare da Linate, perché - secondo il coordinatore degli slot, Assoclearance - gli slot servono alla Cai, nonostante questa abbia taglaito i voli. La piccola Air Italy ha fatto ricorso al Tar per tornare a Linate, con l'appoggio della Gesac, società che gestisce l'aeroporto internazionale di Capodichino (Napoli). Secondo quanto riportato sempre da Il Sole 24 Ore "Air Italy, guidata dal comandante Giuseppe Gentile (ex Air Europe), annuncia di aver chiesto da due anni all'Enac di poter volare tra Linate e Roma e si impegna a garantire un prezzo massimo di 120 euro a tratta, con l'attuale prezzo del carburante. Ma il permesso di volare non è mai arrivato".
Neanche una settimana e la nuova Alitalia ha già subito il primo sciopero ufficiale. Quattro ore di protesta indette da Sdl, sindacato rappresentanto in larga parte tra gli assistenti di volo e il personale di terra. Lo sciopero ha causato ritardi e la cancellazione di 4 voli, secondo la compagnia. Secondo l'organizzazione sindacale sarebbero 30 invece.
Sdl ha annunciato un nuovo sciopero di 24 ore, che andrà a sommarsi ai problemi aperti dall'ormai ricostituito monopolio della compagnia di bandiera sui celi nazionali. Già perchè, come abbiamo già avuto modo di spiegare, Air France-Klm, compagnia franco-olandese, si è fusa con Air One e partecipa al 25% della nuova Alitalia - Cai. Inoltre il Governo ha bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Secondo le prime stime riportate dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, la tratta Milano Linate - Roma è oggi la più cara del mondo. Chi ora vuole comprare un biglietto per domani (giorno infrasettimanale) per volare da Roma a Linate sul sito Alitalia trova biglietti solo a 325,50 euro (solo andata). Se si vuole risparmiare il sito invita a cercare una tariffa vantaggiosa a 240 euro. Ma per trovare un prezzo ridotto (come ad esempio: 85,30 euro solo l'andata) bisogna volare il sabato.
Come dicevamo nei giorni scorsi, Alitalia - Cai ha assorbito l'attività dell'ex concorrente Air One e ha ridotto nel complesso i voli di oltre il 30% rispetto a quelli di entrambe le due compagnie del gennaio 2008. Ma, secondo Il Sole 24 Ore "non ha lasciato liberi gli spazi per atterrare e decollare negli aeroporti, i preziosi slot (le "fessure" o bande orarie) che, soprattutto a Linate, sono ricercatissimi dalle aviolinee".
Intanto è esploso il caso Air Italy. Le autorità dell'aviazione civile hanno vietato i voli della piccola compagnia che, al ridosso del periodo natalizio, ha ottenuto un'autorizzazione provvisoria a Linate. Fino a pochi giorni fa, dunque, Air Italy ha offerto voli tra Linate e Bari o Napoli, a un prezzo limite di 120 euro a tratta. Una tariffa media di 57 euro, secondo la compagnia. Dal 12 gennaio Air Italy non può più volare da Linate, perché - secondo il coordinatore degli slot, Assoclearance - gli slot servono alla Cai, nonostante questa abbia taglaito i voli. La piccola Air Italy ha fatto ricorso al Tar per tornare a Linate, con l'appoggio della Gesac, società che gestisce l'aeroporto internazionale di Capodichino (Napoli). Secondo quanto riportato sempre da Il Sole 24 Ore "Air Italy, guidata dal comandante Giuseppe Gentile (ex Air Europe), annuncia di aver chiesto da due anni all'Enac di poter volare tra Linate e Roma e si impegna a garantire un prezzo massimo di 120 euro a tratta, con l'attuale prezzo del carburante. Ma il permesso di volare non è mai arrivato".
domenica 18 gennaio 2009
Gaza, Hamas annuncia la tregua, Israele inizia il ritiro dei carri
Hamas ha annunciato la tregua immediata dei suoi militanti e dei gruppi alleati a Gaza, dando a Israele, una settimana di tempo per ritirare le truppe dalla Striscia. Ieri Israele aveva annunciato unilateralmente il "cessate il fuoco".
Secondo l'agenzia Reuters, una fonte militare israeliana avrebbe fatto sapere che sono già in atto operazioni di ritiro delle truppe dal territorio della Striscia di Gaza. "Posso confermare che un graduale ritiro delle nostre forze è già in corso", ha detto la fonte, senza aggiungere ulteriori dettagli.
Un esponente di Hamas, dopo aver annunciato la tregua dal Cairo, ha fatto sapere che il governo palestinese ha chiesto anche l'apertura dei confini di Gaza, affinchè gli aiuti necessari.
L'offensiva israeliana, durata 22 giorni, ha provocato la morte di oltre 1.300 palestinesi (di questi 700 sono civili). Secondo Israele tra le vittime ci sarebbero centinaia di uomini armati. Sul versante ebraico, sono stati uccisi dieci soldati e tre civili.
Dopo il "cessate il fuoco" circa 17 razzi hanno colpito la parte meridionale di Israele. Erano le 2 del mattino ora locale. Israele ha risposto con due attacchi contro i siti dai quali sono stati lanciati i razzi. Il contrattacco ha però colpito medici e civili palestinesi.
Dopo l'inizio del "cessate-il-fuoco" annunciato da parte di Israele, i palestinesi hanno iniziato a constatare i danni subiti dagli edifici e i morti. Il governo di Israele afferma di aver cercato di evitare di colpire i non militanti, ma ha aggiunto che purtroppo Hamas opera in zone densamente popolate.
A Beit Lahiya, città settentrionale della Striscia di Gaza, appena iniziato "cessate-il-fuoco", le ambulanze palestinesi hanno raccolto oltre 95 cadaveri, la maggior parte dei quali di guerriglieri, che giacevano sotto le macerie o in aree aperte, secondo quanto riferito dalla polizia di Hamas e dai funzionari medici.
"Se questo "cessate-il-fuoco" terrà, e credo che ciò succederà, vedrete i valichi aprirsi a enormi quantità di aiuti umanitari", ha detto il portavoce di Olmert, Mark Regev, all'emittente tv Sky News.
A Sharm el-Sheikh si sono incontrati i leader di Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Germania, Italia, Giordania, Spagna e Turchia insieme al segretario generale dell'Onu. Obiettivo del summit: coordinare la politica nell'ambito della crisi. I leader si sono dati appuntamento per sostenere il piano egiziano che cerca di trasformare un debole cessate-il-fuoco in un solido accordo che porti al ritiro definitivo di Israele.
Secondo l'agenzia Reuters, una fonte militare israeliana avrebbe fatto sapere che sono già in atto operazioni di ritiro delle truppe dal territorio della Striscia di Gaza. "Posso confermare che un graduale ritiro delle nostre forze è già in corso", ha detto la fonte, senza aggiungere ulteriori dettagli.
Un esponente di Hamas, dopo aver annunciato la tregua dal Cairo, ha fatto sapere che il governo palestinese ha chiesto anche l'apertura dei confini di Gaza, affinchè gli aiuti necessari.
L'offensiva israeliana, durata 22 giorni, ha provocato la morte di oltre 1.300 palestinesi (di questi 700 sono civili). Secondo Israele tra le vittime ci sarebbero centinaia di uomini armati. Sul versante ebraico, sono stati uccisi dieci soldati e tre civili.
Dopo il "cessate il fuoco" circa 17 razzi hanno colpito la parte meridionale di Israele. Erano le 2 del mattino ora locale. Israele ha risposto con due attacchi contro i siti dai quali sono stati lanciati i razzi. Il contrattacco ha però colpito medici e civili palestinesi.
Dopo l'inizio del "cessate-il-fuoco" annunciato da parte di Israele, i palestinesi hanno iniziato a constatare i danni subiti dagli edifici e i morti. Il governo di Israele afferma di aver cercato di evitare di colpire i non militanti, ma ha aggiunto che purtroppo Hamas opera in zone densamente popolate.
A Beit Lahiya, città settentrionale della Striscia di Gaza, appena iniziato "cessate-il-fuoco", le ambulanze palestinesi hanno raccolto oltre 95 cadaveri, la maggior parte dei quali di guerriglieri, che giacevano sotto le macerie o in aree aperte, secondo quanto riferito dalla polizia di Hamas e dai funzionari medici.
"Se questo "cessate-il-fuoco" terrà, e credo che ciò succederà, vedrete i valichi aprirsi a enormi quantità di aiuti umanitari", ha detto il portavoce di Olmert, Mark Regev, all'emittente tv Sky News.
A Sharm el-Sheikh si sono incontrati i leader di Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Egitto, Francia, Germania, Italia, Giordania, Spagna e Turchia insieme al segretario generale dell'Onu. Obiettivo del summit: coordinare la politica nell'ambito della crisi. I leader si sono dati appuntamento per sostenere il piano egiziano che cerca di trasformare un debole cessate-il-fuoco in un solido accordo che porti al ritiro definitivo di Israele.
Colpita missione Onu per i rifugiati
Israele intensifica l'attacco su Gaza City: questa notte nuovi raid hanno colpito le città di Gaza, Khan Yunis e Rafah. Ieri mattina è stata colpita due volte la sede dell'Unrwa, l'agenzia dell'Onu che si occupa dei profughi palestinesi, con tre dipendenti che sono rimasti feriti. L'episodio è avvenuto proprio nel giorno della missione del segretario generale delle Nazioni Unite in Israele. Il ministro della Difesa, Barak si è scusato per l'incidente, ha riferito lo stesso Ban Ki-moon che, a quanto riferisce la radio militare israeliana, si è detto convinto che il cessate il fuoco sia vicino. E anche il Parlamento europeo ha approvato all'unanimità una risoluzione comune firmata da tutti i gruppi politici in cui si chiede un cessate il fuoco immediato a Gaza, in accordo con la risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dell'8 gennaio. A fare le spese di questa offensiva, come dimostra l'episodio dell'agenzia Onu, sono anche parti terze al conflitto. È stato colpito infatti l'edificio «Al Shuruq», che ospita numerosi giornalisti di testate arabe e internazionali, dove due cameramen sono rimasti feriti. L'edificio è sede, tra gli altri, anche degli uffici dell'agenzia Reuters, delle emittenti Fox, Sky ed Rtl e di media arabi come al Arabiya ed Mbc. Colpiti dall'artiglieria israeliana anche la sede centrale della Mezza Luna Rossa e il vicino ospedale in Tell al Hawa, nel cuore di Gaza City. Secondo fonti dell'ospedale all'interno della struttura medica ci sarebbero 500 degenti. Una nave greca con a bordo 21 attivisti provenienti da diversi paesi e diretta verso la Striscia di Gaza è stata intercettata nella notte dalla marina israeliana e costretta a tornare indietro. Le navi militari dello stato ebraico hanno minacciato di aprire il fuoco contro l'imbarcazione greca se si fosse rifiutata di rinunciare al suo intento. Dal lancio dell'offensiva israeliana contro la Striscia, il 27 dicembre scorso, il bilancio delle vittime in territorio palestinese è di 1.038 morti e oltre 4.850 feriti.
venerdì 16 gennaio 2009
Alitalia, quanto ci costi! Forse valeva la pena investire sul progetto originario di Prodi
La vicenda Alitalia sembra essersi conclusa, ma con molte perplessità. Forse le cose potevano andare diversamente. Alla luce dei fatti, per fare qualcosa in più, rispetto a quanto prodotto dal Governo in carica, ci voleva davvero poco. La trattativa Alitalia si ripercuoterà sui cittadini italiani, che pagheranno i debiti della Bad Company, e su chi utilizzerà il servizio aereo nazionale, poiché l’operazione ha definitivamente eliminato la concorrenza.
Il Sole 24 Ore e MicroMega sono senza dubbio due organi di stampa agli antipodi, ma in questi giorni hanno riportato in maniera obiettiva quanto accaduto nella vicenda Alitalia. Tanto da arrivare entrambi alla conclusione che la trattativa originaria, iniziata dal Governo Prodi era di gran lunga migliore. Infatti con il Professore, Air France avrebbe acquistato il 100% dell’azienda, debiti compresi. Avrebbe versato un miliardo di capitale, non lasciando passività agli azionisti e allo Stato, tranne il concorso pubblico per coprire 2.120 esuberi. Si, proprio così! Gli esuberi neanche un anno fa erano 2.120. In quel periodo Berlusconi definì l’offerta offensiva perché avrebbe ridimensionato Malpensa e limitato i voli intercontinentali diretti.
L’intera campagna elettorale del Pdl è stata incentrata su Alitalia e su una fantomatica cordata di imprenditori pronti a salvare l’azienda. Berlusconi però oggi fa del tutto per nascondere la realtà dei fatti. Se l’offerta fatta a Prodi era offensiva, quella di oggi è di gran lunga oltraggiosa. La nuova compagnia ha meno rotte e solo 13 sono intercontinentali. Solo tre di queste incidono sull’aeroporto di Malpensa, che per giunta risulta notevolmente ridimensionato rispetto al progetto originale. La compagnia farà un numero di voli inferiore del 30 % a quello di Alitalia e AirOne. La flotta aerea verrà ridotta a 148 aerei, 90 in meno di quelli di Alitalia e AirOne. Dulcis in fundo, grazie alla fusione tra Air One - Air France, non ci sarà concorrenza e la nuova compagnia avrà il monopolio su molte rotte nazionali. Come se non bastasse il Governo ha persino bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Ma non è finita. Dopo le discutibili scelte del Governo Berlusconi, Alitalia registra 3,2 miliardi di debiti. Solo un miliardo sarà ripagato dall’offerta CAI. Gli altri sono a carico dei contribuenti. Inoltre l’operazione ha fatto aumentare gli esuberi, che sono giunti a 9 mila, quasi il quadruplo di quelli dichiarati. La cassa integrazione supererà i sette anni, quindi si prevede un altro miliardo di costi per lo Stato, quindi sempre a carico dei contribuenti.
La Francia e gli imprenditori francesi ringraziano Berlusconi. C’è il rischio che i componenti della cordata CAI, avendo preso Alitalia in saldo, sgravata dai debiti che saranno pagati dai cittadini, potranno rivendere la loro parte ad Air France, che a sua volta avrà un compagnia risanata a un prezzo più vantaggioso rispetto al progetto Prodi.
Il Governo, anche in questa situazione, ha fatto del tutto per scatenare una campagna mediatica contro la Cgil e i sindacati confederati. Le sigle sindacali sono innumerevoli all’interno di Alitalia, ma i sindacati confederati sono rappresentanti in minima parte. I sindacati, soprattutto quelli non confederati, dovrebbero spiegare a cittadini e lavoratori i motivi per cui hanno rifiutato un’offerta vantaggio e poi si sono ritrovati a dover accettare per forza questa catastrofe.
Il Sole 24 Ore e MicroMega sono senza dubbio due organi di stampa agli antipodi, ma in questi giorni hanno riportato in maniera obiettiva quanto accaduto nella vicenda Alitalia. Tanto da arrivare entrambi alla conclusione che la trattativa originaria, iniziata dal Governo Prodi era di gran lunga migliore. Infatti con il Professore, Air France avrebbe acquistato il 100% dell’azienda, debiti compresi. Avrebbe versato un miliardo di capitale, non lasciando passività agli azionisti e allo Stato, tranne il concorso pubblico per coprire 2.120 esuberi. Si, proprio così! Gli esuberi neanche un anno fa erano 2.120. In quel periodo Berlusconi definì l’offerta offensiva perché avrebbe ridimensionato Malpensa e limitato i voli intercontinentali diretti.
L’intera campagna elettorale del Pdl è stata incentrata su Alitalia e su una fantomatica cordata di imprenditori pronti a salvare l’azienda. Berlusconi però oggi fa del tutto per nascondere la realtà dei fatti. Se l’offerta fatta a Prodi era offensiva, quella di oggi è di gran lunga oltraggiosa. La nuova compagnia ha meno rotte e solo 13 sono intercontinentali. Solo tre di queste incidono sull’aeroporto di Malpensa, che per giunta risulta notevolmente ridimensionato rispetto al progetto originale. La compagnia farà un numero di voli inferiore del 30 % a quello di Alitalia e AirOne. La flotta aerea verrà ridotta a 148 aerei, 90 in meno di quelli di Alitalia e AirOne. Dulcis in fundo, grazie alla fusione tra Air One - Air France, non ci sarà concorrenza e la nuova compagnia avrà il monopolio su molte rotte nazionali. Come se non bastasse il Governo ha persino bloccato per tre anni i poteri d'intervento dell'Antitrust.
Ma non è finita. Dopo le discutibili scelte del Governo Berlusconi, Alitalia registra 3,2 miliardi di debiti. Solo un miliardo sarà ripagato dall’offerta CAI. Gli altri sono a carico dei contribuenti. Inoltre l’operazione ha fatto aumentare gli esuberi, che sono giunti a 9 mila, quasi il quadruplo di quelli dichiarati. La cassa integrazione supererà i sette anni, quindi si prevede un altro miliardo di costi per lo Stato, quindi sempre a carico dei contribuenti.
La Francia e gli imprenditori francesi ringraziano Berlusconi. C’è il rischio che i componenti della cordata CAI, avendo preso Alitalia in saldo, sgravata dai debiti che saranno pagati dai cittadini, potranno rivendere la loro parte ad Air France, che a sua volta avrà un compagnia risanata a un prezzo più vantaggioso rispetto al progetto Prodi.
Il Governo, anche in questa situazione, ha fatto del tutto per scatenare una campagna mediatica contro la Cgil e i sindacati confederati. Le sigle sindacali sono innumerevoli all’interno di Alitalia, ma i sindacati confederati sono rappresentanti in minima parte. I sindacati, soprattutto quelli non confederati, dovrebbero spiegare a cittadini e lavoratori i motivi per cui hanno rifiutato un’offerta vantaggio e poi si sono ritrovati a dover accettare per forza questa catastrofe.
giovedì 15 gennaio 2009
Morti bianche: più di trenta incidenti dal 1 gennaio; parte il processo Thyssenkrupp
Dall’inizio dell’anno sono state registrate più di 30 morti bianche: in media più di due vittime al giorno nel nostro Paese. Intanto oggi è partito il processo Thyssenkrupp.
Non è trascorso neanche un anno dalle elezioni politiche 2008, ma l’argomento della sicurezza sui luoghi di lavoro sembra appartenere al passato. Il bombardamento mediatico al quale siamo stati sottoposti sotto campagna elettorale circa le morti bianche sembra essersi dissolto. Sono 35 le vittime registrate in questi primi giorni del 2009. Una media impressionante con incidenti che si verificano in tutta Italia: gli ultimi sono stati registrati nel leccese, in Sicilia, a Udine, Torino e Trieste.
Intanto, dopo le udienze preliminari, si è aperto oggi in Corte d'Assise di Torino il processo per il rogo della Thyssenkrupp costato la vita a sette operai. L'udienza è stata aggiornata al 22 gennaio. Sul banco degli imputati c’è l’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, Harald Espenhahn, e altri cinque dirigenti, oltre all’azienda in qualità di persona giuridica. A quanto pare l’accusa più grave è quella mossa nei confronti di Espenhahn, che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ la prima volta che, in un processo per incidenti sul lavoro, viene contestata un’accusa del genere. Espenhahn rischia 21 anni di carcere. Agli altri cinque imputati sono contestati l’omicidio colposo, aggravato dalla consapevolezza dell’evento, e la rimozione volontaria di cautele antinfortunistiche.
Stamani 54 operai della ThyssenKrupp hanno chiesto di aggiungersi alle parti civili nel processo in corso. La Corte d'Assise di Torino, dopo una lunga camera di consiglio, ha deciso di accogliere le numerose richieste presentate da emittenti tv.
Non è trascorso neanche un anno dalle elezioni politiche 2008, ma l’argomento della sicurezza sui luoghi di lavoro sembra appartenere al passato. Il bombardamento mediatico al quale siamo stati sottoposti sotto campagna elettorale circa le morti bianche sembra essersi dissolto. Sono 35 le vittime registrate in questi primi giorni del 2009. Una media impressionante con incidenti che si verificano in tutta Italia: gli ultimi sono stati registrati nel leccese, in Sicilia, a Udine, Torino e Trieste.
Intanto, dopo le udienze preliminari, si è aperto oggi in Corte d'Assise di Torino il processo per il rogo della Thyssenkrupp costato la vita a sette operai. L'udienza è stata aggiornata al 22 gennaio. Sul banco degli imputati c’è l’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, Harald Espenhahn, e altri cinque dirigenti, oltre all’azienda in qualità di persona giuridica. A quanto pare l’accusa più grave è quella mossa nei confronti di Espenhahn, che dovrà rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale. E’ la prima volta che, in un processo per incidenti sul lavoro, viene contestata un’accusa del genere. Espenhahn rischia 21 anni di carcere. Agli altri cinque imputati sono contestati l’omicidio colposo, aggravato dalla consapevolezza dell’evento, e la rimozione volontaria di cautele antinfortunistiche.
Stamani 54 operai della ThyssenKrupp hanno chiesto di aggiungersi alle parti civili nel processo in corso. La Corte d'Assise di Torino, dopo una lunga camera di consiglio, ha deciso di accogliere le numerose richieste presentate da emittenti tv.
mercoledì 14 gennaio 2009
Il Dramma di Gaza
Ancora morti e ancora bombe nel vicino Oriente. Anche questa notte sono 70 i palesinesi morti negli scontri, mentre dal Libano sono piovuti su Israle tre razzi Katiuscia che per fortuna non hanno provocato danni seri a cose o persone perché lanciati su una zona non abitata. Ma la situazione resta incandescente e la crisi umanitaria drammatica. Sono 975 i morti, di cui quasi 300 bambini. La popolazione civile è inoltre impossibilitata a lasciare la Striscia di Gaza perché le frontiere dei paesi confinanti si fanno sempre più controllate. Nessuno infatti desidera nuovi profughi palestinesi sul proprio suolo poiché quasi certamente e visti i tempi che richiederà il processo di Pace, da ospiti i profughi si trasformerebbero presto in un problema sociale permanente. Ma nessuno sembra intenzionato ad una tregua: né Israele né Hamas. Vedremo oggi a cosa porterà la visita ufficiale del capo delle nazioni unite Ban Ki Moon. Ma la popolazione della Striscia sembra sempre di più schiacciata tra l'incudine e il martello.
Brunetta, ancora contro i lavoratori della PA; le reazioni di politica e sindacati
Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione, fa appello indica i dipendenti pubblici e dice: “devono risollevare il Paese dalla crisi”. Da Roccaraso (L’Aquila) ai giornalisti del Corriere della Sera, ha detto: “Se uno oggi fa il professore, il burocrate, l’impiegato al catasto, si vergogna. Se fa il tornitore della Ferrari no”. “Adesso che siamo in una crisi globale - sottolinea - c'è questa grande occasione: dobbiamo instillare il senso di responsabilità con un bastone. E la carota è l'orgoglio”. La reputazione dei dipendenti pubblici, per mesi, è stata screditata e gettata in pasto all’opinione pubblica, grazie alle scelte e alle prese di posizione di Brunetta. Il ministro ora però è arrivato a considerare i lavoratori pubblici dei privilegiati poichè, diversamente dai lavoratori del privato, “non temono la cassa integrazione” poiché “hanno un lavoro fisso”.”Se c’è questo privilegio – ha detto - sono loro che devono tirare fuori l’Italia della crisi”. Roberto Cotroneo, dalle pagine de L’Unità commenta: “Negli ultimi anni il pubblico impiego è quello che ha visto maggiormente diminuire il suo potere di acquisto”. Una recessione iniziata prima del passaggio lira-euro. “I docenti italiani – dice il giornalista - forse Brunetta non lo sa, non si vergognano affatto di dire ai proprio figli del lavoro che fanno, anzi, ne sono orgogliosi. Forse si vergognano di dire che, nonostante abbiano con sacrifici studiato quasi vent’anni per occupare quel posto, guadagnano un terzo di un tornitore della Ferrari”.
Brunetta crede che l’efficienza della PA farà da traino al resto dell’economia. Linda Lanzillotta (Pd), Paolo Ferrero (segretario di Rifondazione Comunista), Angelo Bonelli (Verdi) e addirittura Roberto Fiore (eurodeputato di Forza Nuova), non sono riusciti a contenere il loro disappunto.
Sul fronte sindacale, in merito all’anticostituzionalità delle riforme proposte da Brunetta nel pubblico impiego, il ministro ha trovato l’opposizione della Cgil, da lui definito “un grande sindacato, ma conservatore” quindi “inutile al Paese”. Queste ultime dichiarazioni hanno scatenato la polemica con i vertici dell’organizzazione sindacale e la reazione di Carlo Podda, segretario nazionale Fp-Cgil, il quale afferma: “Il ministro, resosi conto che ormai l'opinione pubblica ha smesso di abboccare agli annunci di miracolosi risparmi e recuperi di efficienza nei servizi pubblici, visto che ciascun cittadino è in grado di verificare che tutto è come prima, ha deciso di individuare ‘il nemico’ e manco a dirlo il nemico è chiunque osi avere un parere diverso dal suo”. E’ stata questa, per Podda, l’occasione di ricordare che Brunetta a giugno licenzierà 70 mila dipendenti pubblici precari, che prenderanno parte allo scioperò del 13 febbraio annunciato da Fp-Cgil.
Brunetta crede che l’efficienza della PA farà da traino al resto dell’economia. Linda Lanzillotta (Pd), Paolo Ferrero (segretario di Rifondazione Comunista), Angelo Bonelli (Verdi) e addirittura Roberto Fiore (eurodeputato di Forza Nuova), non sono riusciti a contenere il loro disappunto.
Sul fronte sindacale, in merito all’anticostituzionalità delle riforme proposte da Brunetta nel pubblico impiego, il ministro ha trovato l’opposizione della Cgil, da lui definito “un grande sindacato, ma conservatore” quindi “inutile al Paese”. Queste ultime dichiarazioni hanno scatenato la polemica con i vertici dell’organizzazione sindacale e la reazione di Carlo Podda, segretario nazionale Fp-Cgil, il quale afferma: “Il ministro, resosi conto che ormai l'opinione pubblica ha smesso di abboccare agli annunci di miracolosi risparmi e recuperi di efficienza nei servizi pubblici, visto che ciascun cittadino è in grado di verificare che tutto è come prima, ha deciso di individuare ‘il nemico’ e manco a dirlo il nemico è chiunque osi avere un parere diverso dal suo”. E’ stata questa, per Podda, l’occasione di ricordare che Brunetta a giugno licenzierà 70 mila dipendenti pubblici precari, che prenderanno parte allo scioperò del 13 febbraio annunciato da Fp-Cgil.
Vendola: dobbiamo riscrivere lo spartito della sinistra del futuro
"È giunto il momento di mettere ordine, di riscrivere lo spartito della sinistra del futuro. Le miserie umane e culturali alle quali abbiamo assistito ci hanno indotto a questo passo, quello della rifondazione della sinistra”. E’ quanto afferma Nichi Vendola, governatore della regione Puglia, dopo le dimissioni dalla direzione nazionale del Prc e l’annuncio della scissione che darà vita a un nuovo soggetto politico della sinistra. “Dobbiamo prendere atto che ci è cascato il mondo addosso”. Continua il leader ormai ex Prc. “L'Italia che fu il paese dell'anomalia comunista è oggi diventato il paese in cui l'anomalia è rappresentata dall'assenza di una forte sinistra politica. Antirazzismo, la cura per le persone più deboli, dell'ambiente: la parola sinistra deve tornare ad avere senso. Rifondazione e il Pd rischiano di essere la narrazione dello stesso suicidio. Da un lato, la ricerca affannosa di governismo a tutti i costi, dall'altro, la predicazione velleitaria lontana dalla realtà".
Abbiiamo voluto pubblicare questa dichiarazione rilasciata da Vendola perché la riteniamo utile e in qualche modo calzante al dibattito sulla sinistra italiana. Pur essendo l'ex leader del Prc lontano politicamente da quel riformismo di tipo socialdemocratico europeo di cui spesso abbiamo denunciato l'assenza in Italia e per il quale nel nostro piccolo ci siamo battuti, pensiamo che possa essere importante discutere di questa posizione e delle prospettive che potrebbe aprire.
Abbiiamo voluto pubblicare questa dichiarazione rilasciata da Vendola perché la riteniamo utile e in qualche modo calzante al dibattito sulla sinistra italiana. Pur essendo l'ex leader del Prc lontano politicamente da quel riformismo di tipo socialdemocratico europeo di cui spesso abbiamo denunciato l'assenza in Italia e per il quale nel nostro piccolo ci siamo battuti, pensiamo che possa essere importante discutere di questa posizione e delle prospettive che potrebbe aprire.
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